Il popolo Curdo
Tra passato e presente
Il popolo Curdo
Tra passato e presente

Il popolo curdo ha origini antichissime e una storia travagliata a cavallo fra Oriente ed Europa: comprende circa 35 milioni di persone e costituisce il più grande popolo senza nazione al mondo.
Per capire la complessità dell’attuale situazione dei Curdi risaliamo alla fine della Grande Guerra. Con la caduta dell’Impero Ottomano, infatti, si aprì per la prima volta la prospettiva di poter creare uno stato curdo autonomo e nel 1920 venne redatto il Trattato di Sèvres, l’unico documento giuridico-politico internazionale che abbia mai previsto la creazione appunto dello stato indipendente del Kurdistan. Le speranze furono presto disattese con la salita al potere in Turchia di Mustafa Kemal Atatürk, il fondatore dell’attuale Repubblica turca. Nel 1923 venne firmato il Trattato di Losanna, il quale cancellò quello di Sèvres e disegnò la regione anatolica all’incirca come la conosciamo noi oggi, con la creazione degli stati della Turchia, Iraq, Iran e Siria sui territori del popolo curdo.

Iniziò così per il popolo curdo uno dei periodi più difficili della sua storia e che continua ancora oggi; le problematiche maggiori si ebbero con la Turchia che si rifiutava, e si rifiuta tutt’ora, di riconoscerlo come popolo con una propria storia, cultura, lingua e tradizioni. Nel sud-est della Turchia, in particolare, sono stati sottoposti a una turchizzazione forzata, come del resto anche le altre minoranze. Lo stato turco è arrivato persino a definirli “turchi orientali” o, in maniera più dispregiativa, “turchi di montagna”.
Nel 1978 Abdullah Öcalan assieme ad un gruppo di studenti fondò il PKK, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, per riaffermare l’identità del popolo curdo e resistere alla repressione del governo turco. Nel 1999 Abdullah Öcalan venne condannato all’ergastolo e da anni non si hanno più sue notizie, mentre il PKK venne classificato come organizzazione terroristica dalla Turchia.
Nel 2011, assieme allo scoppio della guerra in Siria, i curdi si stanziarono al confine fra Turchia, Siria e Iraq costituendo l’Amministrazione Autonoma della Siria, anche conosciuta come Rojava in cui, secondo le stime, vivono attualmente tra i 500.000 e il milione di curdi. Nonostante la loro presenza e la loro lotta armata sia stata fondamentale per la Turchia e l’Europa per fermare l’avanzata dello Stato Islamico, il neonato stato curdo non ha ricevuto riconoscimento internazionale.
Attualmente, dunque, il Kurdistan non esiste formalmente come Stato, ma nella realtà è abitato da persone che quotidianamente lottano per vedersi riconosciuto il loro diritto di far parte di un paese autonomo e indipendente rispetto a tutti gli altri della regione dell’Anatolia. Se fosse riconosciuto dalla comunità internazionale, il Kurdistan sarebbe tra gli stati più ricchi della regione, soprattutto per quanto riguarda la disponibilità di risorse minerarie e petrolifere. La sua presenza stravolgerebbe gli attuali equilibri di una regione già delicata e ricca di tensioni fra i vari Paesi che la compongono.
Dovremmo quindi interrogarci, come Europa ed Occidente, sugli effetti che le nostre azioni, o mancate tali, hanno avuto su un intero popolo, a cui viene negata da secoli la possibilità di avere uno Stato ed una sovranità propria.
Beatrice Miroglio e Fabiola Aimone
메타데이터
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