Leadership: quando il significante diventa più forte del significato?
Una riflessione sulla leadership che intreccia parole, significati ed esperienze, nella vita e nel lavoro.
Leadership: quando il significante diventa più forte del significato?
Fin da bambini siamo abituati ad avere esperienza con il significante delle cose, con la loro immagine acustica o visiva, più che con il loro significato. Quindi qual è il significato di leadership?

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La presenza costante di un suono determina inevitabilmente che il suono percepito diventi rumore, che viene naturalmente ignorato dall’udito come accade con le frequenze ambientali. Il classico white noise di una radio, di un televisore, di un sistema di aerazione.
Il significante, da Treccani, è:
s. m. In linguistica, nella definizione di segno formulata da F. de Saussure (1857–1913), l’immagine acustica o visiva, ossia l’elemento formale, la «faccia esterna» del segno (quella interna è il significato) che consente, sul piano della langue (v.), *di identificare le sue diverse realizzazioni foniche concrete che si collocano sul piano della parole*.
Il mio occhio ha rimbalzato più volte su “immagine acustica”. Mi piacciono le parole, le etimologie e il loro superpotere polisemico. E ogni volta mi meraviglio, come una bambina, di come possono essere unite tra loro, le parole, per crearne di nuove, per descriverle, per capirle, per giocarci.
Ti è mai capitato di trovarti con un bambino o una bambina e d’improvviso ti chiede il significato delle cose, come si chiamano, perché sono fatte così o come si usano.
Quella fase fortemente esplorativa dei “perché”.
“Cos’è questo?”
“Una forchetta.”
“Perché si chiama così?”

E noi, adulti, non sappiamo cosa rispondere. Fin da bambini siamo abituati ad avere esperienza con il significante delle cose, con la loro immagine acustica o visiva, più che con il loro significato.
E sappiamo, empiricamente, associare quell’immagine a un oggetto, un concetto, una persona, un animale.
Quando ero bambina, la mia maestra d’italiano mi suggerì di segnare e cercare le parole che non conoscevo e cercarne il significato. Questo per riuscire ad utilizzare quei termini nei contesti giusti e avere più ampia scelta comunicativa.
Dopo tanti anni e un enorme riconoscimento a quella educatrice che capiva la fame di scoperta di una bambina, non ho mai abbandonato quella routine. Ho capito anche che, oltre la fame di scoperta, esiste anche una fame di conferme. Come se dovessi rinnovare un patto. Oggi prendo consapevolezza che, di tante parole che uso e sento, è fortemente presente in me il significante più che il significato. Come se il significante si allenasse ogni giorno nella palestra della comunicazione e il significato avesse fatto l’abbonamento annuale presentandosi un po’ dopo Natale e un po’ prima della prova costume.
C’è una parola, un anglicismo, che fa giri enormi e poi ritorna periodicamente.
La parola è leadership.
Cosa significa leadership?
Cerco la traduzione.

È così integrata nell’italiano che, di mano, non viene tradotta.
Leggo le altre traduzioni: direzione, guida, comando.
Vado più in fondo e cerco il significato e l’etimologia da dizionario.
Old English lædere “one who leads, one first or most prominent,” agent noun from lædan “to guide, conduct” (see **lead** (v.)).
**-ship**
word-forming element meaning “quality, condition; act, power, skill; office, position; relation between”
Letteralmente, il “potere di guidare”. I poteri mi piacciono.
Approfondisco e vado su lead.
“to guide,” Old English lædan (transitive) “cause to go with oneself; march at the head of, go before as a guide, accompany and show the way; carry on; sprout forth, bring forth; pass (one’s life),” causative of liðan “to travel,” from Proto-Germanic *laidjanan (source also of Old Saxon lithan, Old Norse liða “to go,” Old High German ga-lidan “to travel,” Gothic ga-leiþan “to go”), from PIE *leit- (2) “to go forth.”
Tradotto:
“guidare,” dall’inglese antico lædan (transitivo) che significa “far andare con sé; marciare in testa, precedere come guida, accompagnare e mostrare la via; portare avanti; germogliare, produrre; trascorrere (la propria vita),” forma causativa di liðan “viaggiare,” derivato dal proto-germanico laidjanan (confronta anche l’antico sassone lithan, l’antico norreno liða “andare,” l’alto tedesco antico ga-lidan “viaggiare,” il gotico ga-leiþan “andare”), a sua volta derivato dalla radice protoindoeuropea leit- (2) con il significato di “procedere, andare avanti.”
Cerco di arricchire la traduzione letterale.
Il potere di accompagnare e mostrare la via.
Mi sembra ancora che manchi qualcosa.
Rileggo le traduzioni:
Direzione, guida, comando.
Rimango in riflessione. I significati mi sembrano così vicini, ma anche lontanissimi.
Direzione, guida, comando. Mi sembrano così autoritari, così severi, freddi, distanti, adiàfori, inevitabili. Leggendoli, mi sale una connessione visiva strana. L’immagine di un treno in viaggio, una struttura lunga e corazzata, che viaggia senza sosta se non quella dettata da sè stesso.
Il potere di accompagnare e mostrare la via. Questa definizione mi fa vibrare sensazioni totalmente diverse. Mi arriva accogliente, sicura, vicina, partecipe, presente. Mi sale l’immagine di una persona che trasmette fiducia, che si affianca agli altri nel viaggio, che mette a disposizione il suo potere (sì, sto pensando a Gandalf).

Rivedo le due immagini e noto che la prima è una macchina, la seconda è una persona.
La domanda mi arriva prepotente: qual è la differenza?
Una persona porta in sé il pensiero critico, il bisogno di aggregazione, la capacità di provare emozioni, l’inclinazione alla scoperta, la tendenza a migliorarsi.
Una macchina ha in sé una funzione progettata per uno scopo ed è fatta per portarlo a termine.
Rimbalzo tra le due deduzioni.
Anche il corpo umano è una “ macchina” progettata con uno scopo: la sopravvivenza. Credo che la differenza stia nell’indole dell’essere umano di andare oltre i bisogni primari, di essere un’animale sociale. Le persone fissano scopi e obiettivo in linea con i propri bisogni primari, legati alla sopravvivenza fisica (cerco cibo col fine di sopravvivere), e secondari, legati alla sfera psicologica ed emotiva (cerco i miei amici per condividere una cena o una partita online).
Una persona che ha *leadership* o che ricopre un ruolo di leader (guida) ha uno scopo che risiede nel suo stesso significato**, ovvero quello di accompagnare e mostrare la via verso un luogo, un obiettivo, una meta: un educatore o educatrice ha lo scopo di guidare i bambini e le bambine all’interno nel proprio campo di competenza; un genitore ha lo scopo di guidare i figli e le figlie sulla via della vita; un manager o un capo di azienda ha lo scopo di guidare i collaboratori e collaboratrici verso gli obiettivi aziendali.
Leadership è accompagnare, sì, ma soprattutto mostrare la via con l’obiettivo finale di non essere più necessari.
Leadership è sapere mettersi avanti, ma nel momento giusto capire di affiancarsi, mettersi di lato (cito le parole della mia collega Francesca Postiglione).
Se un leader è sempre necessario, allora sta diventando quella macchina: raggiunge lo scopo, anche in maniera efficiente, di accompagnare, ma senza mostrare realmente la via. Se un bambino o bambina ha sempre bisogno di un educatore o un’educatrice per riuscire a leggere, allora è venuto meno il significato di guida.
Il ruolo di genitore smette di essere “necessario” nel momento in cui i figli e le figlie viaggiano autonomamente sulla strada della vita. Si fanno di lato, per lasciar spazio a quello che i figli vivranno, scopriranno da soli. Chiaro è che non smettono di essere genitori e i figli non smettono di essere figli.
Se arriva questo momento, il momento di affiancarsi, vuol dire che lo scopo del leader è compiuto.
Arrivo qui, con delle conferme e delle scoperte.
Mi sento di rinnovare il mio significato di leadership.
leadership ‹lìidëëšip› s. ingl.
Il potere di mettersi avanti, accompagnare e mostrare la via, ma anche di mettersi di lato una volta arrivati a destinazione.
Magari tra qualche tempo avrò bisogno di rinnovare o confermare il suo significato.
O magari frequenterò la palestra della comunicazione (facciamo con un abbonamento mensile).
Brano consigliato per la lettura
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