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Milano-Bergamo, tra sgomberi e speculazione: di chi è questa città?

Lo sgombero del Leoncavallo ci lascia addosso tanta rabbia e tanta voglia di riaffermare che la nostra idea di città è diametralmente…

Oltre · 2025-09-08 20:15 · 0 claps · 2.6 min read
#oltre #politica #milano #leoncavallo #città
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Milano-Bergamo, tra sgomberi e speculazione: di chi è questa città?

Foto dal corteo di Milano del 6 settembre

Foto dal corteo di Milano del 6 settembre

Lo sgombero del Leoncavallo ci lascia addosso tanta rabbia e tanta voglia di riaffermare che la nostra idea di città è diametralmente opposta a quella della destra e di tanti partiti e movimenti che si fermano al centro nello spettro politico (tutti grandi fan del neoliberismo e dell’attuale sistema socioeconomico).

La vicesindaca di Milano si è impegnata a portare alla prossima giunta la delibera per il bando del nuovo spazio per il Leoncavallo, un magazzino abbandonato di via San Dionigi 117. Quindi il sindaco Sala (con cui politicamente condividiamo poco) ora si è preso l’impegno di regolarizzare, trovando anche una nuova collocazione, a uno dei centri sociali più famosi della storia italiana, sapendo che la propaganda securitaria è già pronta, con i motori accesi, a rilasciare bava e slogan. Soluzione che comunque espone a tanti rischi e per funzionare dovrà andare in modo perfetto, quando tutto poteva essere fatto prima.

Parlare del Leoncavallo significa parlare di spazi vivi, e quindi di persone, riconoscendo che il patrimonio di questa esperienza è un patrimonio di tutta la città, anche di chi non ci ha mai messo piede. Salvaguardare queste esperienze significa salvaguardare la possibilità di immaginare e fare politica e cultura; salvaguardare la possibilità di alternativa. Valorizzare queste forme di aggregazione è un imperativo, nonostante la propaganda securitaria sia sempre pronta, con i motori accesi, a rilasciare bava e slogan.

Tutto questo perché il rischio è che la nostra città si avvicini troppo alle modalità delle giunte milanesi riguardo alla gestione degli spazi in città; che per sia Chorus Life, la Cascina Ponchia o per il futuro progetto di Porta Sud.

Forme di potentati stabili in città che, senza troppo disturbo da parte dell’amministrazione, passano sopra alle comunità di residenti e abitanti di un quartiere, a comunità che si auto-organizzano per chiedere socialità e finalità pubbliche (banalmente per evitare alienazioni di beni pubblici che sarebbero ancora finiti in mano alla speculazione edilizia), che sia per processi che stravolgeranno la nostra città.

È vero. Non abbiamo mai parlato granché di urbanistica. Ma sappiamo anche che, come oggi è impostato a tutti i livelli, il discorso pubblico e decisionale su questo tema è molto distante dal nostro punto di vista: perché pensiamo che l’idea di città, la sua pianificazione e la sua organizzazione vadano prese da un altro punto di vista. Non partendo dagli edifici e dalle opere, ma dalle comunità e dagli spazi che esse abitano. Tutte le comunità, non solo quelle meritevoli di chissachè o quelle privilegiate.

Nelle scelte urbanistiche è altissimo il rischio che si verifichino politiche escludenti, e non a caso sono uno dei principali tavoli di scontro tra potentati, amministrazioni e realtà come quelle del Leoncavallo.

Spesso si sente parlare dei centri sociali, delle stazioni o alcune vie della città come “zone franche” per lo spaccio e altri atti illegali; ma anche qui il punto di vista non può che essere ribaltato. Dobbiamo chiederci come mai le persone si trovano in situazioni di bivacco e spaccio, perché siano dentro a circoli di sfruttamento come quello delle sostanze stupefacenti; al momento però nessuno se lo chiede e la risposta è solo normalizzare, reprimere, “pretendere sicurezza”. Sempre lo stesso strumento: lo sgombero, ma quale idea di città sta alla base degli sgomberi?

L’unica cosa che ci viene in mente ora è scendere in strada, far succedere cose mentre ci si ascolta reciprocamente, vogliamo costruire alterità e nuove mappe della città, perché abbiamo a cuore la comunità e gli spazi come il Leoncavallo.

Perché abbiamo un’idea di città che sia capace di cura e non incentrata sul decoro, una città che parta da chi gli spazi li abita davvero.

Perché questa città di chi pensi che sia?


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