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Konrad Lorenz, Vicky Gitto, Paolo Iabichino e Joseph Conrad.

Vado a memoria, perdonatemi le imprecisioni.

Massimo Guastini · 2019-03-11 12:33 · 1 claps · 3.3 min read
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Konrad Lorenz, Vicky Gitto, Paolo Iabichino e Joseph Conrad.

Parto con un’apparente digressione rispetto al tema, ma pertinente. Una lettura che mi colpì molto negli anni settanta del secolo scorso.

Vado a memoria, perdonatemi le imprecisioni.

Konrad Lorenz, premio Nobel della medicina e famoso etologo, portava a spasso il suo cane ogni mattina e lungo il percorso costeggiava la recinzione di una villa.

Dall’altra parte della rete c’era un altro cane. Immancabilmente i due quadrupedi si sfidavano per tutta la lunghezza della recinzione, mostrando comportamenti decisamente aggressivi. Poi tornavano a farsi i cazzi propri.

Un giorno, nel mezzo del consueto alterco, i due cani si ritrovarono inaspettatamente muso a muso. Qualcuno aveva dimenticato il cancello aperto. E che cosa accadde? Niente. Nessuno spargimento di sangue. Dopo un attimo di sorpresa i due sfidanti tornarono indietro. Sino a ritrovare la rete che li separava, così da poter ricominciare a fare quello che erano soliti fare.

Ho sempre suggerito ai miei figli, nel corso della loro ormai alle spalle adolescenza, di non litigare mai con le persone attraverso la Rete. Specie quando erano coinvolte le passioni.

Non siamo cani, ma la Rete oltre a dividerci in certe situazioni, può privarci di un dialogo completo: Il 93% della comunicazione tra esseri umani è extraverbale.

Sabato 9 marzo i due lupi si sono finalmente fronteggiati senza Rete. Ed è stato un confronto più che civile, stimolante.

346 i Soci votanti (mai stati così tanti in 34 anni).

Vicky ha vinto con 214 voti (61,85%). Paolo ha perso, con 132 voti (38,15%).

Nessun Presidente Adci aveva mai raccolto una tale quantità di voti. Nessuno aveva mai ricevuto una tale opposizione.

La domanda più bella ai due candidati l’ha rivolta il Past President Lele Panzeri:

abbiamo capito cosa volete fare, ma io vi voglio chiedere un’altra cosa: cosa farete se perderete?

Perché mi è piaciuta? Per il messaggio nella storia da cui sono partito: comunque finisca, non tornate dietro la Rete.

Ringraziamenti. Non saltateli, sono come i titoli di coda della Pixar, quelli con i fuori onda.

Grazie Vicky Gitto e Paolo Iabichino per quella stretta di mano a risultati ufficiali.

Ringrazio i 93 Soci che mi hanno votato in una campagna che quando è partita non prevedeva nemmeno mi candidassi.

Ringrazio Giorgia Di Pasquale, Gabriella Craffa e Francesca Vecchioni (di Diversity) per la loro forte vicinanza.

Sergio Muller e Samuele Franzini per essere stati con Paolo sin dall’inizio.

Sergio Stenco per esserci stato anche nei momenti più difficili.

Guido Cella per averci creduto.

Ringrazio persino quel triste personaggio che mi ha dimostrato che sugli esseri umani difficilmente mi sbaglio: non avevi bisogno di una mascherata per smascherarti per quello che sei: un patetico fenomeno da baraccone.

Ringrazio quella meravigliosa nuova Socia (Viviana Guarini) che ha espresso con veemenza l’indignazione di quasi tutta la sala per l’unico intervento non necessario (di Andrea Concato) e decisamente fuori luogo della giornata.

Questa la trascrizione delle ultime battute.

(Già c’è stata l’interruzione sdegnata di Viviana e il forte dissenso espresso da molti dei Soci in Assemblea, anche tra i sostenitori di Gitto).

Concato ha da poco dichiarato che Paolo Iabichino “non è uno di noi”.

Ma non gli basta. Il suo è un intervento premeditato (condiviso preventivamente?), legge e quindi non si scompone. Non è l’impeto appassionato che può portarlo a pentirsi di quanto dirà. Ci ha riflettuto, sa quello che sta leggendo:

“Di lui (Paolo Iabichino) non si rintracciano campagne.

Come possiamo chiamarlo creativo, eleggerlo presidente di tutti i creativi e chiedergli di parlare in nome della creatività?

-Vincenzo Celli quasi implora: basta però questo è un attacco personale

-Concato: “È un dato di fatto”

-Ancora Vincenzo Celli: “È un attacco personale non è corretto in questo momento. Stai chiudendo un’Assemblea.” (Esattamente quello che da un’altra parte della sala sto dicendo io)

Finalmente Gitto interviene. E prende il microfono.

Mentre Paolo inizia la sua risposta a Concato con queste parole: “Se essere uno di voi significa essere quella roba lì, fiero di non essere quella cosa lì.”

Il mio parere?

Andrea Concato ha tradito per me il significato profondo e autentico che l’espressione “one of us” aveva nel romanzo che più l’ha celebrata: Lord Jim (J. Conrad). Un romanzo in cui il protagonista viene presentato dalla prima pagina con un vestito più che bianco senza macchia (“spotlessly neat”). Rigetto la macchia che sabato il signor Concato ha gettato su di noi tutti. E la rigetto con la stessa determinazione con cui l’ha rigettata Viviana Guarini. Mi auguro che il Club prenda le dovute distanze sia dal signor Concato sia dal suo socio in affari, l’uomo mascherato (o smascherato?) che ha poi postato contenuti parimenti offensivi.

È chiaro lo Statuto del Club, scritto dai Fondatori. È chiaro il punto 1 del Manifesto Deontologico che ho scritto insieme a due Soci Fondatori, Annamaria Testa e Pasquale Barbella, entrambi Hall of Fame ADCI.

Da oggi l’ADCI mi pare avviato sulla rotta del Patna.


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