No Country for Old Men
No Country for Old Men

Joachim Gauck è il nuovo candidato alla presidenza della Repubblica Federale, gode dell’appoggio trasversale della maggior parte dei partiti tedeschi: è un brav’uomo, ha 72 anni, ama parlare di libertà. Quella che è riuscito a conquistare dopo la caduta del muro, facendo un grande lavoro ai fianchi del vecchio sistema prima del crollo, peraltro. Voi là fuori avrete letto qualche cosa in rete domenica scorsa, o al più tardi lunedì, sui giornali, poi basta. Poi si è ripreso a parlare di finanziamenti alla Grecia, delle uscite del ministro delle finanze Schäuble, dei tedeschi bacchettoni. Noi, qua dentro, siamo al quinto giorno di discorsi su Gauck e quel signore non è ancora presidente, lo diventerà il 18 di marzo. Non è una cosa normale, non si tratta di un avvicendamento qualsiasi. Forse il presidente della repubblica, dopo l’affaire Christian Wulff, non è più solo un personaggio pressoché innocuo, rassicurante, gentile, sorridente, stringimani. Forse non esiste più il presidente inutile giusto per.
Ieri l’argomento Gauck è finito sui tavoli di legno di quella baracconata imperdibile che è il “mercoledì delle ceneri politico”: un appuntamento che i bavaresi hanno introdotto nel costume politico nazionale a memoria di un noto mercato del bestiame in cui, nel 1580, dopo aver rigovernato le bestie, si iniziarono a lanciare proclami politici davanti a delle gran birre.
Ieri tutti i partiti che sostengono la candidatura di Gauck hanno fatto grandi lodi dai banchi della fiera: «è il candidato perfetto, il successore più indicato». Ognuno si è attribuito il merito di averlo scelto, ognuno vive nella convinzione di avere vinto. Paranoie di palazzo, giochini tra politici, robetta.
Poi ci sono gli altri: le persone qualsiasi, i cittadini. Quelli che appena si è fatto il nome «Gauck» hanno preso l’internét, hanno fatto vùvùvù e sono andati a cercarsi cosa ne pensa Joachim Gauck dei temi di politica interna più attuali e dibattuti. Di roba ce n’era parecchia, in rete, visto che il nostro era già stato candidato nella tornata elettorale precedente, aveva un programma, è stato intervistato più volte, ha fatto discorsi, ma alla fine ha dovuto cedere il posto a quell’altro.
Be’, è successo che tra domenica sera e martedì la rete ha prodotto paginate e paginate di scienza politica, di partecipazione democratica, di dissenso costruttivo; si è vista la società digitale: una cosa pratica, viva. E io a mangiarmi le mani, perché non si può mica tradurre tutto, perché in fondo la politica interna della Germania interessa solo a tre impallinati e nessuno da fuori si mette lì a voler capire se i processi sociali in corso possano diventare modelli di studio: così, per capire dove si va, tutti insieme, come società europea, per esempio.
Dalla rete, dagli archivi delle edizioni online dei quotidiani — citati a volte un po’ a capocchia, va detto, da chi li ha ripresi su Twitter — è emerso che Gauck tempo fa si è espresso in maniera equivoca commentando il famoso saggio di Thilo Sarrazin; che non ha una grande opinione di Occupy, che ha una visione preindustriale della disoccupazione e parecchio rosaefiori dello stato sociale e poi che è favorevole a una registrazione preventiva di tutti i dati informatici, digitali e quant’altro — un principio contro cui, in nome del rispetto della libertà individuale, la società digitale in Germania prova a fare scuola ai partiti; uno dei motivi per cui sono nati e raccolgono approvazione i Pirati tedeschi, per dire.
Ecco, sono passati ventidue anni dalla riunificazione e Joachim Gauck, il prossimo presidente della Repubblica Federale, parla di libertà. La sua libertà, però, pare brutto dirlo, è roba vecchia: è una cosa che va ancora bene ai giornali che lunedì mattina hanno inventato il “popolo di Twitter” per commentare quello che stava facendo la gente; è una cosa, quella libertà, che sopravvive nei discorsi dei politici perché, così è, i cocci della riunificazione ci sono: non si è ancora riusciti a sistemare tutto a dovere, non è andata liscia come avevano pianificato.
Però adesso c’è un altro mondo: ci sono ancora i padri della libertà, ma ci sono anche i figli adulti. I figli vogliono un presidente contemporaneo, che capisca l’oggi, magari che guardi al domani; non è chieder troppo. Poi hanno visto Gauck e hanno capito che bisogna aspettare il prossimo: fra due, intendo, ché questo, come ha detto il caporedattore di *TheEuropean*, Alexander Görlach:
è il presidente dei cinque milioni di elettori della CDU che sono morti dal 1990 a oggi.
Be’, sapevatelo.
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