Quando lo Stato è più deficiente del Mercato
Quando lo Stato è più deficiente del Mercato
Nel decreto Milleproroghe passato con la fiducia del Senato è contenuto un nuovo balzello sui biglietti del cinematografo. L’aumento di 1 euro del ticket vorrebbe sostituire il classico mecenatismo di Stato: i finanziamenti alle produzioni non verrebbero più prelevati dalla fiscalità generale che verrebbe rimpiazzata da una specifica tassa di scopo, chiedendo agli utenti del Cinema di versare 1 euro in più; lo stesso euro verrebbe riammesso nel circuito dallo Stato, retrocedendolo ai produttori a monte della catena.
Ora, non c’è bisogno di aver fatto l’Università di Sara Tommasi per dire che questa tassa è un’idiozia. Il problema del cinema italiano è che il mercato — anche per la scarsa qualità dei prodotti con i contributi statali — non riesce a produrre abbastanza reddito per occupare stabilmente tutti i membri della filiera, dagli esercenti cinematografici su su fino agli attori, ai registi, sceneggiatori, portabibite e addetti alle luci. Gli spettatori hanno sempre meno reddito disponibile per il declino degli stipendi al netto dell’inflazione e hanno sempre più modi per intrattenersi, tramite Internet, la TV e così via, a un prezzo più basso.
Ma se lo Stato aumenta il prezzo finale del biglietto (da 7,50 a 8,50 euro), per una legge nota della domanda e dell’offerta, il potere d’acquisto degli spettatori si ridurrà e potranno vedere ancora meno film di prima. Nella migliore delle ipotesi, supponendo una rigidità della domanda rispetto al prezzo, vedranno gli stessi film di prima spendendo però il 15% in più. Il punto è: se il Mercato fosse in grado di assorbire l’aumento di prezzo perché dovrebbe dare questo maggior reddito allo Stato invece di far aumentare il prezzo direttamente dal distributore, che poi potrebbe pagare di più i produttori? Perché le maggiori entrate non dovrebbero andare direttamente ai privati? La risposta è facile: perché tale spazio non c’è, sennò semplicemente il prezzo sarebbe già salito senza aspettare una delle mille proroghe del decreto governative.
Secondo alcuni entusiasti la tassa è un primo passo per instaurare la famosa “gabella digitale” che dovrebbe colpire i distributori digitali sui quali viaggiano le copie pirata, per indennizzare i produttori scippati dal diritto d’autore. Ma allora è un primo passo nella direzione sbagliata perché quelli che vanno al Cinema il cinema lo pagano già e far pagare di più chi paga già è un bel modo per mandarli verso Torrent ed eMule.
La nuova tassa, proposta da un Governo sempre più insondabile, avrebbe senso in sole due situazioni: 1) se lo Stato pensasse che c’è una rendita/monopolio o un collo di bottiglia dei distributori, per cui è meglio non lasciare che siano loro ad aumentare il prezzo con il rischio che se lo tengano tutto per sé 2) se si suppone che il mercato non premi i produttori più efficienti o più meritevoli mentre lo Stato sarebbe in grado di allocare meglio le risorse, ad esempio ai produttori che fanno cinema di qualità rispetto alla cassetta, supponendo che questa distinizione abbia ancora un senso.
Non conosco bene lo status della rete distributiva italiana per dire se il punto 1) è un argomento a favore della tassa. Del punto 2) sono abbastanza certo, invece, credo che lasciare l’incremento al Mercato non darebbe la possibilità allo Stato di fare le scelte che ritiene fondamentali per il mantenimento dell’industria produttiva italiana, ad esempio quella di finanziare il cinema bulgaro.
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