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I 4 buoni motivi per amare le trasferte di lavoro

Doverosa premessa all’articolo: amo e ho sempre amato viaggiare e conoscere posti nuovi e quindi ho sempre accolto con estrema gioia ogni…

Angelica de Vincentiis in Finanza.tech · 2021-09-01 09:42 · 0 claps · 9.8 min read
#lavoro #viaggi #colleghi #team-building #travel
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Credits: Yuri Efremov on Pexels

Credits: Yuri Efremov on Pexels

I 4 buoni motivi per amare le trasferte di lavoro

Doverosa premessa all’articolo: amo e ho sempre amato viaggiare e conoscere posti nuovi e quindi ho sempre accolto con estrema gioia ogni opportunità che mi portasse a farlo.

Dalle vacanze, alle visite agli amici lontani, ogni occasione è buona per riempire al volo una valigia e saltare in macchina, in aereo o in treno.

Se gli anni universitari erano un periodo perfetto per lunghi viaggi, weekend di turismo fuori stagione o settimane in campagna da amici, con l’inizio della vita lavorativa in consulenza il tempo sembrava sfuggire.

Ma è proprio quando il lavoro ha iniziato a prendermi sempre più tempo ed energie che si è aperto un nuovo enorme spiraglio di opportunità: lo sconfinato mondo delle trasferte di lavoro.

Con l’aumento delle mie responsabilità, infatti, aumentava anche la necessità di essere presente a ogni incontro con clienti o fornitori, che fossero dietro l’angolo in città o si trovassero a centinaia di chilometri. Ovunque essi fossero, stava a noi raggiungerli ogni qualvolta fosse necessario.

Sul tema delle trasferte lavorative ho sentito testimonianze e pareri molto disparati: c’è chi le adora e le vede come un’eccitante fuga dalla monotonia quotidiana (o da moglie e figli, in qualche caso), chi ne ha fatte troppe e sale su un aereo per New York con lo stesso entusiasmo con cui un pendolare prende la metropolitana al mattino, chi parte ogni volta con l’adrenalina di un guerriero che si imbarca per il fronte.

Io semplicemente le amo, per 4 buoni motivi.

1. Hai l’occasione di vedere posti nuovi, spesso insoliti

Diciamocelo; se non siete di zona e non ci fosse la sede centrale dell’azienda per cui state svolgendo una consulenza, vi verrebbe mai in mente di visitare Forcate, in provincia di Pordenone? Personalmente, non credo.

Photo by Eva Dang on Unsplash

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Nel momento di pianificare un viaggio di piacere, tendiamo (quasi) tutti a considerare mete gettonate, famose città d’arte, capitali tentacolari, spettacolari località di mare o montagna. C’è chi ama i “viaggi intelligenti”, fuori dalle rotte più battute, e punta a visitare città minori o paesi ancora non troppo conosciuti, prima che il grande pubblico le scopra.

Ma raramente decidiamo di inoltrarci alla scoperta di province poco conosciute, magari nemmeno troppo lontane da casa, senza un buon motivo che ci porti lì.

Tutti abbiamo lunghe liste dei desideri e sappiamo che non ci basterà una vita a visitare tutte le destinazioni che ci siamo prefissati, così siamo costretti a definire delle priorità.

Ognuno, per propria storia e cultura personale, è più attratto da determinate mete e meno da altre; io sono attratta dall’Asia, dalle destinazioni tropicali o dalle grandi capitali anglosassoni e con questo criterio pianifico i miei viaggi. Al contrario, non mi attirano particolarmente le capitali est-europee, dove mi aspetto che il clima sia spesso freddo e della cui storia e cultura nazionale so poco.

Ma quando un progetto mi ha portata, ad esempio, a Budapest, sono rimasta totalmente affascinata dall’eleganza e dalla storia di una città meravigliosa, che probabilmente non avrei mai visitato per scelta.

Photo by Mark Maraz on Unsplash

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Allo stesso modo, senza andare troppo lontani, progetti recenti mi hanno portata nella campagna veneta: bellissime tenute agricole, canali, campi e vigneti a perdita d’occhio, in una zona completamente ignorata dai turisti, che normalmente si limitano a girarci intorno per spostarsi tra Venezia e le altre province limitrofe.

Senza il motivo lavorativo, molto difficilmente ci sarei passata e davvero ne è valsa la pena!

2. Sei costretto a scoprire nuovi modi di viaggiare

Chi più, chi meno, tutti abbiamo viaggiato nella nostra vita. Anche solo spostandoci dalla città al mare o andando a trovare i nostri nonni lontani, abbiamo acquisito delle abitudini e delle preferenze nel nostro modo di muoverci, che poi tendiamo a replicare in ogni nostro spostamento.

Chi preferisce prendere sempre la propria macchina, chi si affida più volentieri al treno, così da poter leggere o lavorare comodamente, chi prenderebbe l’aereo anche per andare da Milano a Torino. E a ognuna di queste scelte, spesso si accompagnano tanti piccoli usi e rituali: il CD prediletto da cantare a squarciagola in autostrada, la Settimana Enigmistica per far passare il tempo in treno, la serie TV da iniziare a divorare appena allacciata la cintura dell’aereo.

Ecco: per quanto molti di noi siano legati a queste abitudini, quando viaggiamo con un collega o, magari, con il nostro capo non sempre le possiamo rispettare.

Quando si organizza una trasferta di lavoro bisogna fare i conti, innanzitutto, con le policy aziendali, che di regola determinano il budget e i mezzi di trasporto contemplabili a seconda della destinazione.

Molto spesso, per quanto tu possa pregustarti il tuo album di Bruce Springsteen a massimo volume sull’A1, l’azienda non ti permette di usare un mezzo personale per motivi lavorativi e sei così costretto a raggiungere la tua meta in treno. Per quanto aneli a finire la tua serie TV, diligentemente scaricata per poterla vedere offline in aereo, la presenza del tuo capo nel sedile accanto ti costringerà a lunghe chiacchierate di lavoro o a fingerti estremamente preso dall’Excel che ti ha chiesto per la fine della settimana (che avresti comodamente finito dalla stanza d’albergo, con tutta calma dopo cena).

Allo stesso modo però, questa necessità di adattarci alle scelte altrui porta anche buone sorprese: è vero, avresti preferito prendere la tua amata utilitaria con i tuoi CD e il sedile perfettamente regolato in anni di lunghi viaggi, ma non avresti probabilmente mai provato l’adrenalina di guidare l’ultimo modello di Jaguar che il tuo capo ha deciso di affittare per decidere se regalarla alla moglie per il compleanno.

Non avresti mai scelto quel ristorante sperimentale coreano (essendo tu in trasferta a Budapest) e non avresti mai conosciuto Gabor, il tassista abusivo che il tuo stagista conosce per motivi che è meglio non indagare e che, per una mancia irrisoria, vi ha fatto fare un tour panoramico della città prima di portarvi al vostro appuntamento.

Non tutte le novità portano a buone sorprese e non sempre le esperienze che provate in viaggio le vorrete replicare una volta tornati a casa, ma sicuramente il fatto di averle sperimentate vi lascerà qualcosa, quanto meno un buon ricordo.

3. Conoscere i colleghi al di fuori dell’ufficio

Al netto degli ultimi due anni e delle nuove pratiche di lavoro da remoto sempre più diffuse, tipicamente passiamo tra le 8 e le 10 ore al giorno con i nostri colleghi; più che con le nostre famiglie e certamente più che con i nostri amici.

Ma li conosciamo davvero?

Magari con alcuni costruiamo un rapporto più stretto, conosciamo la moglie, il marito, i genitori, i figli, addirittura veniamo invitati al matrimonio.

C’è sempre anche il super-estroverso, quello che, senza che voi gli chiediate niente, vi racconta vita, morte e miracoli suoi, della fidanzata, dell’ex fidanzata, della madre, del gatto e del cugino.

Photo by HIVAN ARVIZU @soyhivan on Unsplash

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Ma ce ne sono altri, più riservati, di cui forse sapete pochissime cose, oltre al nome e al cognome e che a stento riuscite a distinguere nei corridoi. “Bianchi, quello che prende sempre il caffè americano tiepido con latte di soia. Rossi, quello che ha sempre le cravatte coloratissime. Fumagalli, quello che ha sposato la sua ex segretaria.” A volte ci aggrappiamo a questi piccoli gossip perché è tutto ciò che sappiamo dei nostri colleghi.

Ma quando si è in trasferta, le carte si scoprono.

In 4 ore di viaggio in macchina con Bianchi, necessariamente bisognerà andare oltre la definizione della scaletta della riunione imminente e anche oltre la battuta sulle sue preferenze in fatto di caffè e così si scoprirà che il tranquillo Mario Bianchi in realtà è stato sposato 3 volte e ha 4 figli, due dei quali vivono con la madre in Brasile, dove lui va due volte all’anno a trovarli e dove ha comprato un piccolo B&B gestito dalla ex moglie, con cui però è in ottimi rapporti.

Ora, questa scoperta probabilmente non influirà minimamente sul modo in cui lavorerete insieme, ma contribuirà a costruire una dimensione più umana nel vostro ufficio e a diminuire gli stigma e i pregiudizi su quei colleghi di cui sapevate così poco.

Allo stesso modo, il silenzioso Rossi con le cravatte colorate, che trovavate così noioso, potrebbe stupirvi positivamente quando, in un pub londinese, tornando dal bancone con il secondo (o forse terzo…o quarto?) giro di birre, lo trovate a braccetto di un perfetto sconosciuto in piedi sul tavolo che canta l’inno d’Italia dopo il gol della Nazionale trasmesso nel maxischermo.

Vedendolo così silenzioso e in perfetto stato la mattina dopo vi domandate: ma forse Rossi ha una vita parallela divertentissima ed è solo riservato in ufficio?

Certamente, lo vedrete con occhi diversi, tutto grazie a 24 ore passate insieme a Londra.

4. Conoscere i clienti e i partner, fuori da un contesto lavorativo

Sono le 19,43 del venerdì sera e vi arriva l’ennesima email di Marie. Marie Dubois, la nuova Brand Specialist di un gruppo francese di cosmetica per cui state faticosamente lavorando da mesi. Un messaggio freddo e fastidioso, nel quale vi chiede l’ennesima rilavorazione del documento di cui le avete già mandato 8 versioni.

Photo by Elisa Ventur on Unsplash

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La vostra mente attraversa diversi stati d’animo: rabbia, tristezza, disperazione, di nuovo rabbia, preoccupazione, dubbio. “Ti sembra l’ora, sono quasi le 8 del venerdì! Ma cosa ci faccio io qui a quest’ora a leggere le email di questa rompi scatole? Possibile che non le fossero venute in mente prima queste correzioni?! Ma lei non ce l’ha una vita? Oddio, se ora scrivo a Stefano che dobbiamo fare queste modifiche mi riempie di insulti. Anche la mia amica, se le dico che sono in ritardo per partire per il mare per gestire questa guastafeste. Cosa faccio, ignoro fino a lunedì?”

E così, nel giro di 2 minuti, una sola email è riuscita a rovinarvi il weekend: se chiedete a Stefano le modifiche ora, vi coprirà di insulti e di maledizioni per tutto il fine settimana. Perderete tempo a spiegargli le correzioni da fare e a tranquillizzarlo e arriverete al mare a tarda notte, con la vostra amica di pessimo umore.

In alternativa, potete fare finta di niente e Marie vi chiamerà 6 volte oggi e 4 domani per spiegarvi l’importanza e l’urgenza di quel documento e, se anche non risponderete, troverà il modo di fare escalation al vostro capo e di farvi passare un pessimo lunedì mattina. Prospettive spaventose in ogni caso.

Dopo aver risolto l’impasse, destreggiandovi tra gli insulti che arrivavano da ogni lato, arriva finalmente il grande giorno: quello dell’ultima presentazione, quella a cui state lavorando da settimane, rigorosamente in presenza negli uffici parigini del cliente.

La presentazione è perfetta, finalmente approvata da Marie e dai suoi superiori, il vostro capo è soddisfatto, voi la conoscete ormai a memoria; eppure, mentre vi preparate all’atterraggio a Orly, una sensazione fastidiosa disturba i vostri pensieri.

“Stasera mi tocca conoscere Marie e sprecare una serata a Parigi in sua compagnia.”

Photo by Luis Cortés on Unsplash

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Ebbene sì, il vostro capo, molto più diplomatico di voi, ha proposto ai clienti una cena insieme per conoscervi finalmente di persona, prima della riunione decisiva del giorno dopo.

Così, con un sorriso stampato in faccia, vi preparate a una serata di risatine di circostanza e di velati insulti a Marie, che sperate si perdano nella confusione linguistica.

Finché poi, mentre aspettate sul marciapiede davanti al ristorante l’arrivo del vostro capo che sta pagando il taxi, sentite una vocina che vi chiama timidamente da dietro di voi: “Are you Angelica?” E, mentre annuite timidamente, avendo riconosciuto nella figura minuta davanti a voi il nemico, questa vi butta le braccia al collo ed esclama squillante: “Ohh, finally! So glad to meet you in person! THANK YOU SO MUCH for helping me in these dreadful months, I would not have made it without you!”

Così, in poche parole, scoprite che la povera Marie altro non è che una giovanissima ragazza appena arrivata in azienda, maltrattata dai suoi superiori, che contro la sua natura era stata costretta a dimostrare la sua grinta maltrattando me e gli altri consulenti, ma che non vedeva l’ora di vedermi in carne ed ossa per scusarsi e raccontarmi i dettagli della sua esperienza traumatica in azienda.

Inutile dire che siamo diventate ottime amiche e che abbiamo proseguito la serata dopo il ristorante, alla scoperta dei locali più IN di Parigi, il tutto a spese dell’azienda cosmetica

Conclusioni

Insomma, di ottimi motivi per viaggiare ne potremmo elencare altri mille: dall’apertura mentale che se ne ottiene, dagli incontri umani che si fanno, alle specialità culinarie che si scoprono, fino alla bellezza di cui ci si riempie gli occhi.

La trasferta di lavoro certo non è come viaggiare per piacere: si hanno obblighi ben precisi, orari, scadenze e non si ha la stessa libertà e spensieratezza che si avrebbe in altre occasioni, ma sicuramente è una bellissima opportunità per chi ha voglia di esplorare il mondo in modo diverso e con persone insolite (senza dimenticare che, normalmente, si è anche totalmente spesati!)

Un anno e mezzo di pandemia ci ha impedito di muoverci e di incontrarci, e questa, per me e per tanti altri, è stata una grande mancanza, ma finalmente si può ripartire, in tutti i sensi.

In Finanza.tech, il viaggio e lo scambio continuo tra le nostre due sedi è un elemento fondamentale per lavorare bene, e non c’è volta che io torni da Salerno senza sentirmi arricchita di qualcosa.

Il team di Finanza.tech riunito per il team building

Il team di Finanza.tech riunito per il team building

Qualsiasi motivo vi porti a viaggiare, fatelo sempre con occhi ben aperti e mente disposta ad accogliere tutto il bello e il buono che troverete sulla vostra strada, con la consapevolezza che sarete sempre in tempo per tornare a casa.


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2026-09-03 03:42:00