Lo spettacolo atroce
Lo spettacolo atroce
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Chris Froome, alla sua prima vittoria al Giro d’Italia[/caption]
Al mostro spettava l’arduo compito di riscrivere la storia del Giro d’Italia numero 101. Lo Zoncolan è spettacolo brutale, atroce, l’inno alla più cruenta delle sofferenze in bicicletta. La strada è sottile da queste parti, una lingua di asfalto che scala a mani nude la montagna, che si inerpica su pendenze da capogiro, che sale incessantemente senza un attimo di tregua. 10 chilometri all’11,9% di pendenza media, i numeri dicono tutto e niente. Il Kaiser è la salita più dura d’Europa, una delle poche a spezzare gli equilibri di cui è schiavo il ciclismo odierno. Lo Zoncolan crea e disfa, affonda e risorge. Non esistono mezze misure.
Il grande giorno è arrivato, le attese sono finite, le paure stanno per vedere la luce. La quattordicesima tappa presenta un menù ricchissimo di fatica, con Duron e Sella Valcalda a ridosso del mostro. Una sequenza che fa male, che intimorisce e frena gli animi. La corsa è bloccata, sarebbe strano il contrario. Lo Zoncolan è uno spettro enorme che aleggia sulla Corsa Rosa, uno spauracchio che giganteggia sulle ambizioni di gloria degli attesi protagonisti. Simon Yates lo conosce soltanto di fama. Il suo obiettivo non è solo difendere la Maglia Rosa ma anche distanziare Tom Dumoulin in vista della cronometro di Rovereto. L’olandese, dal canto suo, deve assecondare il mostro, evitare di aizzarlo e tenerlo docile al guinzaglio. Il suo peso è fattore determinante (in negativo) su pendenze di questo genere, la strategia consigliata è quella della strenua difesa. Chris Froome è di fronte ad un bivio. La razionalità suggerisce la ritirata verso il quinto Tour de France, l’onore impone di andare avanti verso un sogno non impossibile.
La scalata allo Zoncolan è lenta, infinita, surreale. Perdere dieci metri vuol dire sprofondare. In coda si rimane aggrappati al gruppo più con lo sguardo che con le ruote. Fabio Aru sembra cedere ma non crollare. Il sardo ci dà di spalle, si scompone, sbuffa. Il suo Giro pare esser finito qui, almeno per quanto riguarda le velleità di gloria. Wout Poels invece si è ritrovato ed impone un ritmo serrato. Froome è tornato il corridore che tutti conoscono, Yates non fa una piega, Dumoulin pedala costante nelle retrovie, la sua è una cronoscalata di regolarità. Ai meno 5 il primo affondo del Giro di Froome. Bastano due “frullate” e il keniano bianco è da solo in testa. La Maglia Rosa si è fatta sorprendere. Da qui ha inizio una inedita sfida tutta britannica tra Froome e Yates. Il primo alterna mulinate ad altissima frequenza a fasi di riposo in cui dosare il wattaggio. Il secondo non fa calcoli, va a tutta fino a scomporsi e disegnare una maschera di fatica sul volto. All’ultimo chilometro la distanza tra i due è esigua, una manciata di metri che lo Zoncolan tramuta in un abisso. Froome innesta l’ultima frullata al suo 36x32, è quella decisiva, quella che dà una svolta al suo Giro. Yates ha dato tutto ma non è bastato, Dumoulin chiude quinto a mezzo minuto dal diretto avversario. La battaglia tra i tre è appena iniziata.
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La sfida tra Froome e Yates[/caption]
Il Kaiser ha rimescolato ancora una volta le carte in tavola. Yates è davanti ma Froome è tornato a farsi minaccioso. Dumoulin è sempre lì, che barcolla ma non molla, che si piega ma non sprofonda.
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La strenua difesa di Tom Dumoulin[/caption]
In vista della cronometro il britannico della Mitchelton-Scott parte in svantaggio rispetto ai due rivali. Anche Miguel Angel López è tornato in classifica sfilando la maglia bianca dalle spalle esili di Richard Carapaz. La sua marcia sembra aver messo nel mirino la destinazione podio, sul quale è salito momentaneamente Domenico Pozzovivo e sceso Thibaut Pinot. Aru è addirittura fuori dalla top ten, una debacle inaspettata e inspiegabile. Anche se questo Giro non disdegna le sorprese.
메타데이터
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- 2026-08-30 17:42:04