Pronto soccorso sovraffollati, è allarme per la Sanità italiana
Pronto Soccorso d’Italia travolti dall’inarrestabile ondata di pazienti; mancando personale e posti letto, è inevitabile il prolungamento…
Pronto soccorso sovraffollati, è allarme per la Sanità italiana
Pronto Soccorso d’Italia travolti dall’inarrestabile ondata di pazienti; mancando personale e posti letto, è inevitabile il prolungamento dei tempi d’attesa per i ricoveri.
L’esperienza di una parente
La madre della signora Tiziana Festa, affetta da Alzheimer, necessita di cure per trombo embolia polmonare bilaterale, perciò viene ricoverata presso l’ospedale San Camillo di Roma; stazionerà per 3 giorni al pronto soccorso per poi essere spostata per un giorno nella Holding del Maroncelli e infine trasferita nel reparto di Medicina Interna dell’ospedale per 20 giorni.
La donna, raccontando il calvario della mamma, dichiara: “Avrebbe avuto bisogno di assistenza fissa, impossibile da ottenersi in ospedale, inoltre presentava una frattura del bacino occorsa pochi giorni prima del ricovero, per la quale non è mai stata fatta alcuna radiografia per monitorare la situazione, dopo il ricovero. Data l’impossibilità di mobilizzarla a causa della frattura, nonostante il materasso specifico e le nostre richieste continue di assistenza e addirittura la fornitura dei farmaci occorrenti per prevenire lesioni da decubito, a mia madre è insorta una piaga non comunicata ai familiari, non trattata dal personale e, alle dimissioni, già infetta e di terzo stadio, su 4”.
Conclude il racconto della loro esperienza narrandone il triste epilogo:
“L’embolia è stata trattata adeguatamente, ma per il resto, malgrado fossero tutti infermieri abbastanza gentili, il giudizio è negativo, per la situazione generale del reparto, per la scarsa cura ricevuta da mia madre, per l’estrema difficoltà di comunicazione con i medici, per lo scarico di responsabilità di tutto il personale, medico e infermieristico. Ultima nota degna di rilievo è che, della presenza della piaga da decubito, non è stato fatto cenno nemmeno dove poi è stata ricoverata la paziente a seguito delle dimissioni dal San Camillo, la quale mancata comunicazione ha provocato ritardi sia nel trattamento della lesione sia nel reperimento del letto adeguato al caso. La cosa è gravissima e, a malincuore, sancisce il nostro definitivo pessimo giudizio sul reparto di Medicina”.
Un mese esatto dopo le dimissioni dal San Camillo, l’anziana donna è deceduta.

Pazienti ammassati al pronto soccorso anche durante le feste (altovicentinonline)
Le realtà all’interno degli ospedali
Le cause del sovraffollamento dei pronto soccorso sono racchiuse nelle radici del sistema ospedaliero, ossia “accesso”, “procedure” e “ricovero/dimissione”; ciononostante, l’utilizzo scorretto di queste tre strutture non incide sul “boarding”, il fattore che indica il numero di pazienti già valutati dallo specialista in medicina d’urgenza che segnala il ricovero ospedaliero. Il problema risiede nel passaggio successivo, ossia la mancanza di posti letto nei reparti; infatti, una volta indicata l’ospedalizzazione, i pazienti rimangono in attesa all’interno del pronto soccorso, creando così la catena del sovraffollamento.
Mediamente, i tempi di attesa di un paziente in codice bianco superano le 4 ore, mentre un paziente in codice verde attende dalle 2 alle 3 ore. Ad aggravare il sistema ci sono anche gli accessi inappropriati, ossia quegli accessi non urgenti che dovrebbe essere gestiti presso altre strutture territoriali, che ammontano al 26% degli accessi totali.
Nei pronto soccorso italiani, ogni mese presentano le dimissioni in media 100 membri del personale sanitario, incrementando ulteriormente il rapporto tra numero di pazienti e medici, infermieri e OSS. Certo è che la sproporzione tra salario percepito dal personale sanitario e i turni effettuati, che possono arrivare fino a 12 ore, incide fortemente sulla loro fuga.
Il sovraffollamento comporta numerose conseguenze negative, sia per i pazienti che per il personale sanitario. Ad esempio, a causa delle svariate problematiche presenti, aumenta il rischio di curare in maniera inadeguata i pazienti, causandone il peggioramento delle condizioni di salute o addirittura il decesso. Il sovraffollamento, essendo fonte di lunghe attese, stress per i pazienti e mancanza di informazioni e apprensione per i parenti, è la principale motivazione degli episodi di violenza che medici, infermieri e OSS subiscono sempre più frequentemente.
Il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) per far fronte al problema del sovraffollamento ha organizzato 610 presidi con DEA/PS (Dipartimento d’emergenza e accettazione/ Pronto soccorso), di cui quasi il 90% nelle strutture pubbliche e il restante 10% nelle strutture private.
Gli ospedali pubblici senza pronto soccorso sono inseriti in aziende dotate di DEA/PS, mentre solo il 15% degli ospedali privati sono dotati di pronto soccorso.
Risolvere il problema
Forse la madre della signora Tiziana, con le adeguate attenzioni, avrebbe continuato a vivere, o forse no, è impossibile saperlo con certezza; l’unico dato certo è che il calvario al pronto soccorso poteva e doveva essere evitato.
Le soluzioni al problema del sovraffollamento ospedaliero potrebbero essere:
· Aumentare il personale medico, eliminando il numero chiuso per l’accesso alle relative facoltà universitarie;
· incrementare il numero dei medici di famiglia per ridurre il ricorso ai pronto soccorso;
· favorire l’ingresso di medici stranieri in Italia per colmare la carenza di personale sanitario;
· agevolare la collaborazione tra strutture pubbliche e private;
· riorganizzare i processi di cura per ridurre i tempi d’attesa;
· stabilire l’aumento salariare per il personale sanitario per evitarne la fuga verso l’estero, alla ricerca di migliori condizioni di carriera e lavorative.
메타데이터
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