Perdere un amica a 4 anni
A che età si può perdere il primo amico, andare al suo funerale, elaborare il lutto, affrontare il dolore, la morte, il distacco? 18? 40…
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Perdere un’amica a 4 anni
A che età si può perdere il primo amico, andare al suo funerale, elaborare il lutto, affrontare il dolore, la morte, il distacco? 18? 40? 70? E se vi dicessi 4? Rispondereste che è inumano, che mai fareste passare un bimbo così piccolo in un calvario del genere, che è meglio non dire, negare, passare oltre. E invece il destino a volte fa brutti scherzi e così succede che la compagna di classe di mio figlio muore improvvisamente una domenica notte lasciando tutti pietrificati dallo sgomento e dall’incredulità. Avrebbe compiuto 4 anni tra pochi mesi. E così ti ritrovi a dover spiegare a tuo figlio che la sua compagna è andata in cielo e non tornerà più. Ma non puoi raccontargli che ha cambiato scuola, o sperare che non si accorga che non c’è più. Certo sarebbe più facile. Non puoi negare la morte, negare che non hai risposte, che non sai perché un destino crudele si accanisca così duramente su di noi. Certo sarebbe più facile.
Ma più facile per chi? Per lui o per noi genitori? Mai come in questi tre giorni abbiamo dovuto attingere a tutte le nostre migliori energie emotive ed essere i genitori che mio figlio si merita. Mai prima d’ora abbiamo dovuto elaborare il nostro dolore aiutando il mio piccolo mini-noi a capire un mondo molto più grande di lui. Ma quello che posso dirvi è che sono molto fiera di noi. Fiera delle sue insegnanti che hanno gestito tutto con una maturità, una prontezza e un senso di comunità straordinari. Fiera dei bimbi della sua classe che hanno partecipato al funerale, tutti insieme, scrivendo messaggini, lanciando palloncini in cielo per raggiungere la loro amica. Fiera dei genitori che insieme si sono stretti accanto ad una mamma nel momento più doloroso e umanamente inimmaginabile. Fiera del mio piccolo che mi ha sorpreso con una forza e una lucidità impensabili, uscendosene con delle frasi e delle riflessioni tutte sue ma di una profonda semplicità che noi adulti abbiamo purtroppo perso. E fiera di noi due genitori, per essere stati coraggiosi e aver messo la verità (certo condita con un po’ di magia e di fede) davanti al nostro bisogno di protezione.
Vorremmo tutti preservare i nostri figli dal dolore ma loro si meritano di meglio di una rete di salvataggio, di una bugia addolcita, di un falso buonismo; si meritano gli strumenti per diventare la versione migliore di loro stessi e per poterlo fare noi grandi dobbiamo essere la versione migliore di noi. Senza scorciatoie. Con coraggio.
La morte è parte della vita, il dolore, il senso di impotenza, l’incredulità anche delle cose brutte sono parte di noi come lo sono la gioia, la meraviglia e la felicità. E così come ci si ritrova tutti nei momenti belli, allo stesso modo ci si deve stringere in quelli brutti.
Mio figlio mi ha detto che nella sua testolina è nata una piccola pallina ricordo color arcobaleno (rielaborando quello che succede nel film Insideout), una sua compagna ha portato in chiesa un pacchettino di biscotti cosi che la loro amica non avesse fame mentre andava in cielo, tutti hanno lanciato palloncini salutando con la mano. Straziante, certo per noi grandi, io sono tre giorni che piango, ma per loro? Per loro è parte dell’avventura della vita e più saremo bravi noi adulti ad accogliere la loro semplicità anche nei momenti più bui, più loro avranno gli strumenti per crescere consapevoli e sicuri delle proprio emozioni. Solo il tempo mi dirà come germoglieranno i semini che stiamo piantando ma per ora metto il coraggio davanti alla paura, la meraviglia davanti allo sgomento.
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