Il Tempo di Dafne, il tramonto del politico e la promessa postumanista.
Di ciò che oggi chiamiamo conflitto politico resta spesso solo la scenografia. Destra e sinistra si fronteggiano come quinte di un teatro…
Il Tempo di Dafne, il tramonto del politico e la promessa postumanista.
Di ciò che oggi chiamiamo conflitto politico resta spesso solo la scenografia. Destra e sinistra si fronteggiano come quinte di un teatro logoro, mentre il dramma reale si svolge altrove, a un livello più profondo e meno nominato. Tutto si muove dietro le cortine digitali, gli ambienti virtuali. La disputa tra ideologie è finita, resta il cozzare di due modi radicalmente diversi di intendere il mondo, la tecnica, il futuro e la possibilità stessa di continuare ad abitarlo. Ogni tanto, il conflitto deflagra nelle regioni dove il sistema che sta collassando aveva inchiodato i cardini su cui ruotare, mietendo ancora milioni di vittime inconsapevoli delle ragioni del loro annientamento. Quasi tutti continuano a pregare ma la frattura non è tra idee e religioni o economie, non più, è più profonda.
Questa frattura non segue più l’asse classico redistribuzione contro mercato, Stato contro individuo. Attraversa trasversalmente partiti, classi sociali, culture politiche. È una frattura ontologica prima ancora che economica. Da un lato, il transumanesimo, figlio legittimo dello sviluppo del capitale, della tecnica e della tecnologia come strumenti di dominio e di accelerazione (vedere Huxley J. (1957), More, 1990., 1998, 2012, Kurtsveil, Bostrom, De Grey). Dall’altro il postumanesimo, che nasce dall’incontro tra scienza, ecologia, filosofia e una presa d’atto tardiva ma ineludibile: il mondo non è infinito, e l’umano non è solo (vedere Barad 2007, Braidotti 2013, 2019) su tutti ma anche Haraway 1985, 2016, Bennett 2010, von Uexkull, 1935, Latour 10091, 2004, 2017, Deacon 2012).

Dafne e Apollo post umani
Oltre destra e sinistra: due cosmologie in conflitto
Il transumanesimo e il postumanesimo non sono semplicemente correnti di pensiero. Sono cosmologie, visioni complessive dell’esistenza. La loro opposizione non riguarda solo il futuro, ma il modo stesso in cui interpretiamo il presente.
Il transumano considera l’umano come un progetto incompiuto da potenziare. La tecnica è il mezzo privilegiato per superare limiti biologici, ambientali, temporali. Il corpo è un hardware migliorabile, la mente un software aggiornabile. Il mondo è una riserva di risorse. Se la Terra diventa inospitale, si guarda altrove. Marte, la Luna, altri pianeti. La soluzione è sempre un “oltre”. La sua direttrice di crescita è coerente, lineare, narrativamente potente.
Il postumano, al contrario, non pensa l’umano come centro, ma come nodo. Non un soggetto sovrano, ma un intreccio di relazioni biologiche, tecniche, simboliche, ecologiche. La tecnica non è strumento di dominio, ma possibile mediatrice. Il limite non è un difetto, ma una condizione. Il futuro non è una fuga, ma una rinegoziazione profonda del modo in cui coabitiamo il pianeta. La sua direttrice di sviluppo è rizomatica, complessa, narrativamente disorientante
Prometeo e Dafne: due miti per due mondi
Non è un caso che il transumanesimo trovi il suo mito fondativo in Prometeo. Il titano che ruba il fuoco agli dèi incarna perfettamente l’ethos prometeico: la tecnica come atto di conquista, il progresso come trasgressione, la verticalità come destino. Prometeo paga il prezzo del suo gesto, ma diventa il simbolo dell’umanità che si emancipa sfidando i limiti.
Il postumano, invece, non ha ancora trovato un mito altrettanto potente. E qui sta uno dei suoi principali svantaggi narrativi. Ma esiste una figura antica che può svolgere questo ruolo: Dafne.
Dafne non ruba nulla. Non conquista. Non supera. Inseguita da Apollo, simbolo di luce, ordine e possesso, arte e scienza, (transumano), sceglie di trasformarsi. Non per scomparire, ma per non essere appropriata. Diventa albero. Mette radici. Cambia forma senza perdere continuità. Dafne non va oltre l’umano. Va con il mondo.
Prometeo rappresenta la promessa di potenza. Dafne rappresenta la promessa di permanenza, libertà.
Fino ad oggi il mito di Apollo e Dafne è stato letto come parabola della castità. Recentemente, come nota Raffaele Cataldo, uno scrittore italiano su illibraio.it (un articolo in italiano del 2024) è tornato ad essere fonte di ispirazione per la letteratura femminile, Han Hang, Anna Metcalfe, Sumana Roy.
Ma a pensarci bene, può avere un significato più ampio e meno antropocentrico.
Apollo, Dio delle arti mediche, della scienza, dell’intelletto, non riesce ad impossessarsi di Dafne, sacerdotessa della Madre Terra e figlia della ninfa Creusa e del dio Fluviale Ladone, che la tramuta in albero di alloro per farla sfuggire al dio predatore e mantenere la sua libertà.
Il messagigo è chiaro: Il postumano può avere la meglio sul transumano.
Perché, oggi, vince il racconto transumanista
Il successo del transumanesimo sul piano politico, culturale e immaginativo non è casuale. Si fonda su almeno tre fattori decisivi.
Il primo è la forza economico-politica. Il dominio della tecnologia consente al capitale di controllare risorse, territori, corpi, dati. Il transumanesimo è funzionale a questa logica. Ne è la narrazione epica. Promette crescita, efficienza, competitività. È perfettamente compatibile con un sistema che misura il valore in termini di prestazione. Con le infinite risorse economiche, compra di fatto la politica. Elon Musk è, in questo senso, il Prometeo per antonomasia. Ruba il fuoco.
Il secondo fattore è la semplicità del modello. Il transumanesimo offre una visione lineare e ascendente del progresso: più tecnologia, più potere, più benessere. Una linea retta che va dal presente a un futuro potenziato, dal basso verso l’alto di una gerarchia umana. fino a superarne i limiti. Si fa quasi religione teologica e teleologica. Il postumano, al contrario, è complesso, spazializzato, relazionale. Parla di reti, di interdipendenze, di limiti, di vulnerabilità. È meno immediato, più difficile da comunicare. E spesso viene percepito come minaccioso per le identità personali e collettive, privo di un fine, fuzzy, rizomatico, casuale, nella migliore delle ipotesi egalitario nella peggiore equivocamente darwiniano.Spaventa
Il terzo fattore è la promessa di futuro. Il transumanesimo promette un mondo nuovo, più potente, in cui vivere sarà più facile. Più salute, più controllo, più possibilità. Il postumano, invece, chiede cambiamento, rinuncia, adattamento. Chiede di rallentare, di condividere, di ridurre l’impronta umana sul pianeta. In una cultura della performance, questo suona come una perdita, è disorientante.
Due promesse, due futuri
Eppure, se guardiamo oltre la superficie, le promesse dei due paradigmi raccontano storie molto diverse.
Il transumanesimo promette un futuro migliorato, ma lo fa estendendo una traiettoria che ha già mostrato i suoi limiti. La crisi ambientale non è un incidente. È il risultato diretto di una visione del mondo basata su estrazione, accelerazione e dominio. Continuare su questa strada, confidando nella tecnologia come soluzione universale, significa rendere il pianeta sempre meno abitabile per la maggior parte delle forme di vita, umana inclusa.
Il postumano non promette un mondo più potente. Promette un mondo più abitabile, più stabile. Non un paradiso tecnologico, ma una possibilità di continuità. Non l’illusione di una salvezza altrove, ma la costruzione paziente di un equilibrio qui. In questo senso, il postumano non è pessimista. È radicalmente realistico.
Coabitare le Umwelt
La vera risposta alla crisi del nostro tempo non è la fuga verso altri pianeti, ma la capacità di coabitare. Ogni essere vivente abita una propria Umwelt, una propria nicchia ecologica, un proprio mondo di senso. Animali, piante, umani, infrastrutture, tecnologie. Il futuro non dipende dalla conquista di nuovi mondi, ma dalla possibilità di far convivere quelli che già esistono senza annientarli.
Dominare tutte le Umwelt significa distruggerle. E distruggere le Umwelt significa distruggere il mondo. Il postumano propone un’altra via: non il controllo totale, ma l’ascolto. Non la centralità, ma la relazione. Non Prometeo che ruba il fuoco, ma Dafne che mette radici.
Un ottimismo diverso
Raccontare il postumano in chiave ottimista non significa negare la gravità della situazione. Significa cambiare il criterio della speranza. Non più la promessa di essere di più, ma quella di durare insieme. Non un futuro facile, ma un futuro possibile.
In un mondo finito, la vera rivoluzione non è superare i limiti, ma imparare ad abitarli. E forse, oggi, la politica dovrebbe smettere di litigare sulle rovine di categorie esaurite e iniziare a nominare questo conflitto per ciò che è davvero: Prometeo contro Dafne, potenza contro coesistenza, fuga contro radicamento.
Il futuro non sarà deciso da chi correrà più veloce, ma da chi saprà fermarsi, ascoltare e mettere radici nel punto giusto .
Bibliografia minima
Ecco una bibliografia fondamentale del postumanesimo, pensata non come elenco accademico neutro ma come mappa genealogica: testi fondativi, snodi teorici, diramazioni ecologiche e biosemiotiche. È una biblioteca minima per orientarsi senza perdersi .

genealogia del post e transumanesimo
1. Testi fondativi del postumanesimo filosofico
Rosi Braidotti
- The Posthuman (2013)
- Il testo di riferimento. Definisce il postumano come superamento dell’umanesimo antropocentrico, intrecciando femminismo, filosofia continentale, studi culturali e biopolitica.
- Posthuman Knowledge (2019)
- Sviluppa un’epistemologia postumana: come conosciamo quando il soggetto non è più sovrano.
Cary Wolfe
- What Is Posthumanism? (2010)
- Chiarisce il postumanesimo come critica radicale dell’umanesimo liberale, con forti legami con Derrida, Luhmann e la teoria dei sistemi.
- Animal Rites (2003)
- Centrale per la decostruzione del confine umano/animale.
2. Ecologia, materialismo e agentività non umana
Jane Bennett
- Vibrant Matter (2010)
- Fondamentale per pensare la materia come attiva, dotata di agency. Qui nasce l’idea che il mondo non umano “agisca”.
Bruno Latour
- We Have Never Been Modern (1991)
- Politics of Nature (2004)
- Down to Earth (2017)
Smantella la separazione natura/cultura e propone una politica dei terrestri.
Timothy Morton
- Ecology Without Nature (2007)
- Hyperobjects (2013)
- Introduce oggetti ecologici che superano la scala umana (clima, plastica, nucleare).
- Il postumano come spaesamento ontologico.
3. Biosemiotica e mondi di senso (Umwelt)
Jakob von Uexküll
- A Foray into the Worlds of Animals and Humans (1934)
- Testo chiave: il concetto di Umwelt come mondo di senso situato. Fondamentale per ogni postumanesimo non metaforico
Jesper Hoffmeyer
- Signs of Meaning in the Universe (1996)
- Biosemiotics (2008)
- Introduce la nozione di libertà semiotica e di evoluzione come espansione delle possibilità di senso.
Terrence Deacon
- Incomplete Nature (2012)
4. Donna Haraway: il ponte tra femminismo, tecnica ed ecologia
- A Cyborg Manifesto (1985)
- Atto di nascita del pensiero postumano contemporaneo.
- Staying with the Trouble (2016)
- Forse il testo più “postumano positivo”: restare con i problemi, coltivare parentele multispecie, rinunciare alla salvezza prometeica.
Haraway è essenziale per la narrazione non apocalittica del postumano.
5. Critica al transumanesimo e al mito del progresso
Francis Fukuyama
- Our Posthuman Future (2002)
- Critico del transumanesimo, utile per capire il dibattito pubblico.
Jürgen Habermas
- The Future of Human Nature (2003)
- Difesa dell’umanesimo classico contro le derive biotecnologiche.
(Non postumani, ma fondamentali per comprendere il conflitto.)
6. Antropocene, ecologia politica, fine del mondo umano
Dipesh Chakrabarty
- The Climate of History in a Planetary Age (2021)
Anna Tsing
- The Mushroom at the End of the World (2015)
- Un classico del postumano narrativo ed ecologico: sopravvivere nelle rovine del capitalismo.
1. Testi fondativi e manifesto del transumanesimo
Julian Huxley
- “Transhumanism” (1957)
- Atto di nascita del termine. Il transumanesimo come prosecuzione dell’umanesimo attraverso la scienza e la tecnica.
Max More
- “The Philosophy of Transhumanism” (1990)
- “Transhumanist Declaration” (1998, aggiornato 2012)
- Definisce i principi base: auto-miglioramento, razionalismo, libertà morfologica, progresso tecnologico.
2. Il nucleo tecno-utopico
Ray Kurzweil
- The Singularity Is Near (2005)
- How to Create a Mind (2012)
- L’idea di singolarità tecnologica. La mente come informazione trasferibile. Testi chiave per l’immaginario transumanista.
Nick Bostrom
- Superintelligence (2014)
- Analisi razionale dei rischi e delle promesse dell’IA avanzata. Centrale nel dibattito contemporaneo.
3. Corpo, biotecnologia e potenziamento
Anders Sandberg
- Scritti su human enhancement, longevità, neurotecnologie
- Figura chiave del Future of Humanity Institute.
Aubrey de Grey
- Ending Aging (2007)
- Longevità radicale come obiettivo etico e scientifico.
4. Colonizzazione spaziale e fuga dal limite
Robert Zubrin
- The Case for Mars (1996)
- Marte come destino dell’umanità.
Elon Musk
- Interventi e scritti pubblici su SpaceX e colonizzazione spaziale e un mucchio di soldi
- Più mito che teoria, ma decisivo per l’immaginario contemporaneo.
5. Critica interna e riflessione etica
Nick Bostrom & Julian Savulescu (a cura di)
- Human Enhancement (2009)
- Dibattito etico interno al transumanesimo.
메타데이터
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