La roccia dello scudo termico
Il primo meteorite scoperto sulla superficie di un altro pianeta

Il primo meteorite scoperto sulla superficie di un altro pianeta fu trovato casualmente nei pressi del luogo in cui si trovavano i resti dello scudo termico di Opportunity. Credit: NASA/JPL/Cornell
La roccia dello scudo termico
Il primo meteorite scoperto sulla superficie di un altro pianeta
Tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005, Opportunity trascorse circa 25 giorni a esaminare da ogni lato i resti, caduti non lontano dal Cratere Endurance, dello scudo termico che aveva protetto il rover durante l’ingresso nell’atmosfera marziana. Lo studio dei danni subiti dallo scudo per l’attrito atmosferico e in conseguenza della caduta al suolo sarebbe servito, infatti, a migliorare ulteriormente questo componente essenziale in vista di future missioni spaziali.
Ma l’esplorazione dei detriti dello scudo portò anche, in modo del tutto casuale, a una scoperta di interesse scientifico.
Le immagini prodotte da Opportunity avevano mostrato nei pressi di alcuni frammenti dello scudo una roccia butterata, grande circa quanto un pallone da basket. L’analisi eseguita con lo strumento Mini-TES (Miniature Thermal Emission Spectrometer), uno spettrometro a infrarossi usato per investigare da lontano la composizione di un materiale, indicava che quella roccia aveva uno spettro che somigliava insolitamente al riflesso del cielo.


Immagini composite realizzate assemblando viste monocromatiche del meteorite ferroso in 3 filtri differenti, ottenute rispettivamente con la Left Panoramic Camera (a sinistra) e con la Right Panoramic Camera (a destra) di Opportunity. Le immagini furono acquisite il giorno marziano (Sol) 352 dall’arrivo del rover su Marte. Credit: NASA/JPL/Cornell
Il rover fu fatto avvicinare alla roccia, così da poterne analizzare la composizione in modo più preciso usando lo strumento APXS (alpha particle X-ray spectrometer), in grado di distinguere gli elementi chimici che la componevano.
L’analisi eseguita con APXS non lasciò adito a dubbi. La roccia, chiamata informalmente Heat Shield Rock (cioè “la roccia dello scudo termico”) era composta per il 93% di ferro e per il 7% di nickel, con tracce di germanio e di gallio. Era un meteorite ferroso, di un tipo che si trova comunemente anche sulla Terra. Solo che si trovava su Marte. Era il primo meteorite scoperto — per puro caso, bisogna aggiungere — sulla superficie di un altro pianeta!


Vista totale e ravvicinata del meteorite. Nella vista totale si notano sullo sfondo numerose sferule di ematite, un ossido di ferro molto diffuso nella regione di Meridiani Planum. Nella vista ravvicinata, sono ben visibili sulla superficie del meteorite i segni simili a impronte di pollici chiamati regmagliti. Credit: NASA/JPL/Cornell
La natura meteoritica della roccia era ulteriormente confermata dall’evidente presenza, visibile nelle immagini, di regmagliti, cioè piccole depressioni simili all’impronta di un pollice, causate dall’ablazione di materiale per l’attrito generato dall’ingresso in atmosfera.
Una volta che la scoperta è accertata, i meteoriti ricevono un nome ufficiale, che deriva dal luogo in cui sono stati ritrovati. Così, nell’ottobre del 2005 la Meteoritical Society chiamò la roccia dello scudo termico Meridiani Planum meteorite, dal nome della pianura marziana in cui Opportunity l’aveva rinvenuta.


A sinistra, il meteorite ferroso ripreso con la Left Panoramic Camera di Opportunity a Sol 352, usando un filtro a 482 nm. A destra, il meteorite ripreso lo stesso giorno con la Right Panoramic Camera, usando un filtro a 754 nm. Credit: NASA/JPL/Cornell
I meteoriti ferrosi sono relativamente rari. Sono molto più comuni i meteoriti rocciosi. L’origine dei meteoriti ferrosi va ricercata in qualche tipo di catastrofe planetaria, in cui un corpo con un nucleo metallico già differenziato viene distrutto, disperdendo i suoi frammenti nello spazio. Per citare le parole di Steve Squyres, principal investigator degli strumenti scientifici di Opportunity e Spirit:
Pensate da dove viene un meteorite ferroso: un pianeta o un planetesimo distrutto, che era grande abbastanza per differenziare un nucleo metallico e un mantello roccioso.
Insomma, basta una semplice roccia caduta dal cielo, chissà quando, nel mezzo del deserto marziano, per ricordarci le origini violente del sistema solare.
Comunque sia, Opportunity, forse gasato dalla scoperta, trovò in seguito altri cinque meteoriti ferrosi nel corso delle sue peregrinazioni lungo le distese desertiche di Meridiani Planum: un bottino di tutto rispetto.


A sinistra, immagine composita del meteorite acquisita il 6 gennaio 2005 (Sol 339) combinando i filtri blu (a 480 nm), verde (a 530 nm) e rosso (a 600 nm), in modo da simulare i colori naturali percepiti dall’occhio umano. A destra, la camera frontale di Opportunity, usata per studiare il cammino ed evitare eventuali ostacoli, riprese il braccio snodato del rover piegato verso il meteorite, durante il Sol 349 della missione. Credit: NASA/JPL/Cornell
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