Breve storia di un funerale
Breve storia di un funerale
Helmut Kohl ha ottantadue anni, è lucido, vive su una sedia a rotelle, parla e si muove con molta fatica. Helmut Kohl è vedovo, sua moglie si è tolta la vita una decina di anni fa. Si è risposato nel 2008, in forma privatissima, nella cappella di una clinica. I suoi testimoni di nozze erano il magnate della televisione privata tedesca Leo Kirch e Kai Diekmann, allora come oggi caporedattore di Bild. A quel secondo matrimonio i due figli di prime nozze non sono stati invitati. Uno dei due di recente ha scritto un libro di memorie per sgretolare la rappresentazione perfetta dei Kohl così come all’epoca li conosceva la nazione: una famiglia patriarcale realizzata e felice della benestante provincia meridionale tedesca, una di quelle, per intendersi, che abbiamo visto da bambini fare le vacanze a Lignano, Maccagno, Sirmione; i padri con i basettoni, il riporto o i baffi, gli occhiali dorati e il borsello al volante di una Opel Kadett color crema. Helmut Kohl, oggi, non ha ancora raccontato tutto quello che questo Paese dovrebbe sapere su uno scandalo di finanziamenti illeciti che ha coinvolto il suo partito, la CDU, mentre lui era cancelliere.
Ecco, Helmut Kohl al momento è tutto questo: negli ultimi anni le copertine dei settimanali, le terze pagine, alcuni editoriali hanno raccontato il decadimento di un grande attore del gossip locale, perché di uno che è rimasto nella politica che conta dal 1969 al 1998 ormai si è scritto tutto e non ce la si fa veramente più. Forse ultimamente all’interno della CDU questa macchietta ha iniziato un po’ a pesare, ad essere ingombrante, a dare fastidio. Così l’altro giorno (in realtà sono già passate tre settimane, sono io che scrivo poco in questo periodo, lo so) hanno messo via Helmut Kohl.
Serviva un’occasione: «Perfetto, il trentennale del primo cancellierato». Ci voleva una location laicamente sacra: «Il cortile del Museo della storia tedesca andrà benissimo». E un discorso: «Ci pensa Merkel, l’ha lanciata lui — la delfina, la delfina». E poi un regalo: «Ma certo, un francobollo!». Con queste quattro cose, durante una delle cerimonie più tragicomiche che io abbia mai visto in diretta tv si è celebrato il politico, lo statista, il cancelliere della riunificazione, il padre dell’Europa. Nessuno ha parlato di ruggini, di soldi, di mogli, di scazzi. Merkel è riuscita a fare un bel discorso, a caricarlo di ironia e, riconoscente, a sotterrare quel vecchio nel giorno della sua festa. Davvero, senza cattiveria, è andata così. Strano, vero.
Ora se dovesse capitarmi di dover spiegare il concetto di Fremdschämen, l’imbarazzo nei confronti di terzi, be’, oltre alla scena dolorosa e involontariamente comica di una Nilla Pizzi praticamente ingestibile sul palco di un Festival di Sanremo di un paio di anni fa, c’è anche questo Helmut Kohl (qui) che guarda la gigantografia del francobollo che lo ritrae con gli stessi occhi del porco qualche giorno prima di Natale. Sic transit eccetera, eccetera.
메타데이터
- post_id
- ee31da7d1c
- slug
- breve-storia-di-un-funerale-ee31da7d1c
- url
- https://medium.com/rummenigge/breve-storia-di-un-funerale-ee31da7d1c
- canonical_url
- https://medium.com/rummenigge/breve-storia-di-un-funerale-ee31da7d1c
- author_url
- https://medium.com/@embodiedlearning
- status
- ok
- fetched_at
- 2026-07-21 06:43:43