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Gli Impressionisti e la natura

Quando il paesaggio è diventato protagonista autonomo di dipinti? Nel XIX secolo con l’importante contributo degli impressionisti.

Francesca Pullano · 2021-04-24 16:51 · 0 claps · 2.5 min read
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Gli Impressionisti e la natura

Fin dalle sue origini il paesaggio è presente nelle rappresentazioni artistiche. Possiamo vedere stralci di paesaggio nelle pitture dell’antica Roma, nelle ambientazioni senza prospettiva dei mosaici bizantini di Ravenna, nelle scene della vita di san Francesco affrescate da Giotto ad Assisi, nelle montagne sfumate d’azzurro dei paesaggi di Leonardo, nei dettagliatissimi canali veneziani di Canaletto. Ma il paesaggio non era un genere pittorico, non aveva autonomia. Era lo sfondo giustificato dalla presenza, ben più importante, di un evento storico, mitologico o religioso.

Bisognerà attendere il XIX secolo perché nasca il genere del paesaggio, perché la natura diventi la vera protagonista di un dipinto. E questa rivoluzione fu opera degli Impressionisti francesi che cambiarono le regole della pittura, scardinando le rigide leggi della scuola ufficiale sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista dei contenuti. Niente più tematiche auliche, momenti storici o episodi religiosi sulle tele degli Impressionisti ma vita vera, momenti semplici e quotidiani della Parigi e della Francia dell’Ottocento. Infatti il termine Impressionisti deriva proprio da “impressione”: guardavano alla realtà senza volerla replicare fedelmente ma cercando di catturare un momento preciso, un’impressione fugace da imprimere sulla tela. Per questo motivo le loro erano pennellate imprecise, a macchie di colore; perché quando il nostro occhio viene colpito da un visione rapida, non mette perfettamente a fuoco ma vede quasi sfocato.

Per portare avanti questa rivoluzione gli artisti francesi cambiarono modo di lavorare e andarono a dipingere en plein air, all’aria aperta. Non erano i primi a farlo, già nei secoli passati gli artisti uscivano fuori dalle loro botteghe e disegnavano, facevano schizzi o bozzetti, ma per completare le loro opere dovevano tornare in studio. Gli Impressionisti invece avevano a disposizione attrezzature e strumenti che permettavano loro di stare in mezzo alla natura a dipingere anche per ore: a metà Ottocento fecero la loro comparsa i colori in tubetto e poi anche sgabelli pieghevoli, cavalletti portatili e pennelli più resistenti.

Claude Monet — Campo di Papaveri, 1873. olio su tela. Parigi, Musée d’Orsay

Claude Monet — Campo di Papaveri, 1873. olio su tela. Parigi, Musée d’Orsay

Nei dipinti degli Impressionisti la natura ha un ruolo preponderante, anche quando ci sono delle figure umane nella scena: paesaggi lungofiume o parchi cittadini, campi innevati o paesaggi marini, colazioni sull’erba o passeggiate immersi in una natura rigogliosa. Chi tra tutti gli impressionisti scelse la natura come chiave espressiva privilegiata fu Claude Monet. Il motivo è semplice: era profondamente appassionato al giardinaggio tanto che una volta disse «Il giardinaggio è un’attività che ho imparato nella mia giovinezza quando ero infelice. Forse devo ai fiori l’essere diventato un pittore» disse. E così le sue pennellate catturavano alberi in fiore, giardini rigogliosi, campi in pieno sole punteggiati da papaveri di un rosso sgargiante, figure che a malapena si distinguono in un’esplosione di colori di piante e fiori sui lungo-Senna di Argenteuil — uno dei luoghi più amati dagli Impressionisti — o di Parigi.

Claude Monet nel giardino di Giverny

Claude Monet nel giardino di Giverny

Per poi arrivare a Giverny, nella casa di campagna dove Monet passò gli ultimi decenni della sua vita e dove si dedicò interamente al giardinaggio e alla pittura (ma anche a pasti luculliani e a ricevere amici). Qui crea la sua sinfonia perfetta di colori orchestrando le varie parti del giardino con composizioni di piante e fiori che spesso nemmeno si conoscevano in Francia: iris, papaveri orientali, verbene, peonie, rose, campanule, tulipani, narcisi e ovviamente le sue amate ninfee, soggetto esclusivo della sua ultima produzione. Da questo momento i suoi dipinti diventano colore e luce.


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