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Collaborare, o non collaborare, è questo il dilemma

La crisi politica italiana sembra essere sempre più una tragedia shakespeariana

Il Punto · 2021-01-22 12:35 · 0 claps · 2.7 min read
#politics #italy #conte #renzi #covid-19-crisis
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Collaborare, o non collaborare, è questo il dilemma

Di Lorenzo Giannini

Che le opere di William Shakespeare siano ancora oggi fonte di ispirazione per la maggior parte degli scrittori è cosa nota ai molti. Eppure c’è una tragedia shakespeariana che forse più di altre sembra esser perfetta per descrivere la situazione politica italiana: l’Amleto. Intrighi, giochi di potere, vendette e, nel nostro caso, anche un pizzico di pandemia che continua a far da cornice a tutto il dibattito. Se infatti nella giornata di mercoledì Conte è salito al Colle da Mattarella, per un incontro informale dopo le votazione di Camera e Senato, nella giornata di ieri è toccato ai leader del centro-destra, che si sono recati dal capo dello Stato per esprimere la propria posizione in merito alla crisi politica che può essere riassunta in una sola parola: elezioni. Prosegue in questo modo il dibattito politico mentre però il Paese continua a essere in balia del Covid-19, con il piano vaccinale che va a rilento (non solo per colpe interne sia chiaro), con l’Europa in forte pressing per la stesura del Recovery Plan e con maggioranze risicate che rischiano di mettere a repentaglio ogni passaggio parlamentare per il governo. Per questo Conte sta provando a correre ai ripari per provare a rimpiazzare i numeri di Italia Viva nella maggioranza. Se però Tabacci e Rotondi dovessero fallire nel loro piano di creazione di una quarta gamba per il governo, al quale stanno lavorando in queste ore, sarebbe necessario o inventarsi qualcosa di nuovo o ricucire con il partito di Renzi, che intanto attraverso un comunicato di 17 senatori e 27 deputati rende noto che «siamo allo stallo istituzionale, serve una soluzione politica con il respiro di legislatura. Ci muoveremo tutti insieme in modo compatto e coerente in un confronto privo di veti e pregiudizi». Le premesse ci sono, vedi anche la delega concessa sui servizi dal premier a Benassi, ma c’è la volontà? Collaborare, o non collaborare, questo è il dilemma. E ancora, se da una parte Brunetta questa mattina tramite le pagine de *La Stampa* prova ad aprire al dialogo chiedendo un «patto bipartisan per salvare l’Italia», una mediazione sospinta dal buon senso comune non sembra essere percorribile finché i partiti di centro-destra proseguono nella loro scelta di fare opposizione a testa bassa. Si veda in questo senso il comunicato apparso nella giornata di ieri dopo l’incontro con Mattarella, al quale questa mattina è arrivata una decisa risposta dalle fila di una forza di maggioranza come il PD tramite un commento di Stefano Ceccanti, che scrive: «Leggere in un comunicato ufficiale addirittura la frase sproporzionata “È convinzione del centrodestra che con questo Parlamento sia impossibile lavorare” significa andare contro il bene comune del Paese, veicolare in Europa e nel mondo un’immagine catastrofista delle assemblee parlamentari che può provocare solo danni per tutti in un contesto delicatissimo. Sarebbe bene tornare ad un linguaggio più misurato e responsabile, questo di ieri non credo risponda neanche alla sensibilità istituzionali di molti colleghi del centrodestra che non intendono delegittimare il Parlamento. Di fronte a queste derive estremiste meditino anche tutti coloro che hanno il dovere di ricomporre presto e bene la maggioranza europeista che esiste in Parlamento». Un richiamo corretto, preceduto anche da una premessa sulla legittimità di fare opposizione dei partiti fuori dalla maggioranza che è giusto riconoscere ma che andrebbe esercitata con criterio. E allora non sappiamo se, come scriveva Shakespeare, sia più nobile soffrire nell’intimo del proprio spirito o imbracciar l’armi contro il mare delle afflizioni, quel che è certo è che le strade sembrano essere tracciate. Adesso spetta ai personaggi in scena scegliere quale intraprendere.

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