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Il quartiere fortezza di Treviso e la paranoia degli “altri”

Come blindarsi in casa e ammazzarsi a vicenda con successo

Dana Lamed · 2017-03-02 22:14 · 4 claps · 3.5 min read
#società #veneto #cronaca #sicurezza #delitti
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Il quartiere fortezza di Treviso e la paranoia degli “altri”: Come blindarsi in casa per ammazzarsi a vicenda

È di qualche giorno fa la notizia che in provincia di Treviso stanno costruendo un **quartiere blindato su modello americano (ma molto diffuso soprattutto in Sud America), ovvero circondato da un invalicabile muro di cinta, pieno di telecamere e il cui unico accesso è attraverso un portone automatizzato e, ovviamente, sorvegliato h24.**

Le mura del quartiere ricordano in modo molto rassicurante un carcere di massima sicurezza

Le mura del quartiere ricordano in modo molto rassicurante un carcere di massima sicurezza

“Il muro sfiora i tre metri di altezza e circonda l’intero quartiere. All’interno sono previste cinquantacinque case abbinate destinate ad ospitare almeno centocinquanta persone. Per adesso ne sono state costruite 21, vendute già 20, di cui abitate 16"

In base a quanto riportato da “La Tribuna di Treviso” sembra che voler vivere in una specie di carcere sia un idea che alletta molti: se avete intenzione di risiedere nel ridenteBorgo San Martino” in quel di Santa Bona (TV), vedete di affrettarvi perchè è rimasta disponibile solo una villetta.

L’idea non è nuova (e non è nemmeno il primo in Italia), viene infatti dagli Stati Uniti e dall’America Latina, luoghi questi dove sono più diffusi i quartieri-fortezza. Dall’altra parte dell’oceano la situazione è ancora più straniante poichè spesso addossati ai muri stessi delle residenza, prolificano indisturbate vere e proprie favelas creando un contrasto degno dei peggiori romanzi distopici dove piscine e macchinoni parcheggiati nei vialetti sono separati “solo” con un muro in cemento armato da baracche in lamiera e fogne a cielo aperto.

Paraisópolis a San Paolo in Brasile è un esempio estremo di quartiere blindato

Paraisópolis a San Paolo in Brasile è un esempio estremo di quartiere blindato

La provincia di Treviso però non è il Brasile e nemmeno la periferia di Los Angeles, qui quello da cui devi difenderti al massimo è la nebbia. Il pericolo è solo percepito visto che nel 2016 i tanto temuti furti in casa sono calati del 5% e le rapine in generale addirittura del 10%. Il caso di Santa Bona è rappresentativo di un po’ tutto il Nord-Est e in particolare di quel Veneto operoso e leghista che ha la paranoia delle rapine, che teme più di tutto lo straniero che entra in casa, e poi ti tocca pure ammazzarlo. La villetta immersa nella Pianura Padana non è più la roccaforte in cui la famiglia veneta si può barricare certa che non le succederà mai niente di brutto: ormai non si è più sicuri nemmeno a casa propria e quando telecamere, sistemi d’allarme e pistole sotto il cuscino non bastano tanto vale andare a rinchiudersi in un carcere.

Un carcere con le piscine e le aiuole fiorite, ma pur sempre un carcere.

Quando ho letto questa notizia mi è venuto in mente un volto, quello della sedicenne Erika De Nardo che il 21 febbraio 2001 vaga per strada con i vestiti insanguinati chiedendo aiuto e all’arrivo delle forze dell’ordine dice che due albanesi hanno ucciso sua madre e il fratellino. Certo, sono stati gli extracomunitari, entrano in casa, vogliono rubare e fanno una strage. Dopo poche settimane d’indagine si scopre che è stata proprio la figlia adolescente insieme al fidanzato ad uccidere con oltre 100 coltellate il piccolo Gianluca e la madre Susy; il padre l’ha scampata solo perchè è rincasato più tardi del solito.

Eccola qui la meglio gioventù del Nord cresciuta nelle villette a schiera

Eccola qui la meglio gioventù del Nord cresciuta nelle villette a schiera

Poi mi vengono in mente altri volti: quello di Annamaria Franzoni, che chiama il 118 nel panico dicendo che qualcuno è entrato in casa e ha fracassato il cranio a suo figlio di tre anni; ma anche quelli di Rosa Bazzi e Olindo Romano, i quali pressati dai giornalisti che vogliono sapere qualcosa di più sulla strage avvenuta al piano di sopra (dove sono morte quattro persone tra cui un bambino di due anni) rispondono che quelli lì avevano frequentazioni strane, che il padre del bambino è un marocchino e saranno stati gli amici suoi a massacrare la famiglia.

Chissà chi comprerà quell’ultima villetta disponibile a Borgo San Martino. Un padre di famiglia preoccupato che i figli non frequentino brutti giri, gente che al parchetto si fa le canne e Dio solo sa cos’altro; oppure due coniugi in pensione, con la paura che una vita di lavoro e sacrifici possano sfumare una notte qualunque perchè un balordo ti entra in casa e vuole rubarti i gioielli. Meglio non rischiare.

“Che bello — penseranno — un quartiere che è un po’ come i paesi di una volta, dove potevi lasciare le porte aperte e i bambini giravano da soli per le strade, tutti si conoscono e non ci sono strane facce in giro. Di questi tempi invece non puoi più fidarti di nessuno”

Già, non puoi fidarti proprio di nessuno. E i primi della lista sono le persone con cui ceni tutte le sere davanti alla televisione, quelle che nessuno muro di cemento armato può lasciare fuori dalla tua vita.


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