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CRONACA

Il delitto del trapano: una verità attesa per 30 anni

Riccardo Belfiore · 2026-04-24 13:47 · 0 claps · 3.0 min read
#genova #omicidio #delitto
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CRONACA

Il delitto del trapano: una verità attesa per 30 anni

Dopo trent’anni dall’omicidio di Luigia Borrelli, arriva la svolta che potrebbe dare luce a uno dei casi irrisolti del territorio ligure.

Luigia Borrelli, la donna uccisa a Genova nel 1995

Luigia Borrelli, la donna uccisa a Genova nel 1995

La sera del 5 Settembre 1995, Luigia Borrelli venne brutalmente assassinata nel suo appartamento in Vico degli Indoratori a Genova. Il modo in cui fu uccisa sconvolse soprattutto gli investigatori esperti: il corpo fu trovato martoriato, con segni di violenza diffusa e un trapano conficcato nel collo. Un dettaglio che avrebbe dato al caso il nome con cui è ancora oggi ricordato: il delitto del trapano.

Chi era Luigia Borrelli: una vita spezzata due volte

Luigia Borrelli era originaria di Iglesias, un paese in Sardegna, e si era trasferita nel capoluogo ligure negli anni ’70. Aveva lavorato come infermiera all’ospedale San Martino, costruendo una vita, all’apparenza, stabile. Per una serie di tragici eventi, come la morte del marito che gli lasciò debiti enormi con gli usurai, la vittima si ritrovò sola con due figli e, sotto pressione economica e minacce da parte degli strozzini, prese la decisione di lasciare il lavoro e iniziare a prostituirsi, con il nome di “Antonella”, nei vicoli del centro storico.

La scena del crimine e i primi sospetti

Il giorno dopo l’omicidio, il corpo fu scoperto in un ambiente devastato, segno di una colluttazione violenta. Gli elementi principali emersi erano le numerose ferite e percosse sul corpo, i denti rotti, i segni di un’aggressione prolungata e il trapano usato come arma brutale. Tutto questo, suggerì che la vittima fosse stata torturata o aggredita a lungo prima di morire. Il caso apparve diverso dagli omicidi a cui erano abituati i carabinieri: non solo per la ferocia, ma per l’assenza di una logica evidente.

Le indagini iniziarono immediatamente, ma si rivelarono da subito complesse. Al tempo vi erano molti problemi investigativi, tra cui le scarse tecnologie e l’ambiente difficile in cui era impiegata Luigia Borrelli: molti erano clienti occasionali le colleghe del giro della prostituzione preferivano rimanere nell’anonimato. I primi sospettati furono il figlio della vittima, inizialmente indagato per il suo passato problematico, e un elettricista che aveva lavorato nell’appartamento e possedeva un trapano simile. Nessuna di queste due piste portò a prove decisive e, il risultato, fu che il caso si raffreddò rapidamente, entrando nella lunga lista dei casi irrisolti.

La scena del crimine dove fu trovata Luigia Borrelli

La scena del crimine dove fu trovata Luigia Borrelli

Un caso che non si chiude: suicidi e ipotesi

L’evento che ha riacceso l’attenzione mediatica sul caso fu il destino del figlio di Luigia Borrelli, morto suicida pochi anni dopo la morte della morte. Il delitto continuò a generare inquietudine a causa delle diverse ipotesi che sono emerse: un cliente occasionale diventato aggressore, un assassino seriale psicologicamente disturbato o una rapina finita male ma nessuna di queste riuscì mai a consolidarsi in una verità processuale.

La svolta: il DNA dopo trent’anni e l’inizio del processo

Dopo quasi tre decenni, e un caso rimasto senza colpevoli, arriva una svolta inattesa che potrebbe dare giustizia alla vita di Luigia Borrelli. Grazie alle moderne tecniche di analisi genetica, il DNA trovato su un mozzicone di sigaretta nella scena del crimine è stato riesaminato e ha portato all’identificazione di un sospettato vero: Fortunato Verduci, un carrozziere genovese. Secondo l’accusa, il DNA di Verduci è compatibile senza margine di errore e, il movente, sarebbe una rapina legata alla ricerca disperata di denaro. In più, l’uomo avrebbe mostrato in passato comportamenti violenti.

Fortunato Verduci, l’uomo sospettato del delitto del trapano

Fortunato Verduci, l’uomo sospettato del delitto del trapano

Dopo anni, si è arrivati a un processo, in cui Fortunato Verduci è stato rinviato a giudizio con rito abbreviato, con una sentenza attesa nell’autunno dell’anno corrente. Il caso di Luigia Borrelli, tuttavia, resta complesso dal punto di vista giuridico: sono passati oltre 30 anni e, inevitabilmente, la memoria è sbiadita. Il delitto del trapano resta qualcosa di più di un semplice omicidio: resta uno dei pochi casi in cui la giustizia arriva dopo una generazione a causa dei metodi poco innovativi dell’epoca. Ma in tutto ciò, chi non ha ancora giustizia, ha nome e cognome: Luigia Borrelli.


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