Il valore perduto del
Negli ultimi anni abbiamo parlato molto di femminile. Di donne, di diritti, di libertà, di recuperare la propria voce. Era necessario…
Il valore perduto del maschile
Negli ultimi anni abbiamo parlato molto di femminile. Di donne, di diritti, di libertà, di recuperare la propria voce. Era necessario. Dopo secoli di silenzio e compressione, era inevitabile.
Ma mentre una polarità è tornata a prendere parola, attorno all’altra si è creato un silenzio. Eppure, carico. Quello sul maschile.
Non parlo dell’uomo come genere ma del maschile come energia, sia come funzione psichica che come principio interno. Qualcosa che, come ci ricorda anche Carl Jung, vive tanto negli uomini quanto nelle donne.
Il maschile, nella sua forma sana, è ciò che dentro di noi ci dà direzione. È la forza che orienta, che struttura, che protegge. È quella parte di noi che sa quando è il momento di agire.
Eppure, proprio questa direzionalità è diventata sospetta.
Negli anni abbiamo confuso il guidare con il comandare. Il proteggere con il controllare. Il risolvere con il manipolare. La fermezza con l’aggressività. La forza con la violenza.
Non perché questi aspetti non esistano (sono cosi’ necessari!) ma perché abbiamo iniziato a sovrapporli e lgarli automaticamente al maschile in sé. Come se la sua natura fosse, di base, pericolosa o peggio, “sbagliata”.
E qui abbiamo perso qualcosa di grande.
Non abbiamo perso il maschile perché non ci serva. Lo abbiamo perso perché ha iniziato a farci paura. Alle donne, negli uomini. E a molti uomini anche dentro sé stessi.
Un maschile sano può spaventare non perché sia violento, ma perché è reale. È chiaro. Diretto. Non lascia appigli all’ambiguità. E per questo richiede la stessa chiarezza e lo stesso stato di presenza profonda che da.
Molte donne, ad esempio, dicono di desiderare un uomo forte, centrato, presente. Ma quando quella forza arriva davvero — senza desiderio di manipolare, senza desiderio di compiacere, e senza incertezze— in realtà fanno fatica, in primis a riconoscerlo, e poi a valorizzarlo.
Una presenza maschile vera, mette a nudo, e richiede anche alla donna una trasformazione del proprio paradigma malsano a cui il loro sistema nervoso di è abituato. Essere davanti ad un maschile sano fa emergere dove non siamo ancora nel nostro centro. Dove ancora ci proteggiamo. Dove preferiremmo restare nell’ambiguità.
Allo stesso tempo, dall’altra parte, molti uomini stanno iniziando ad avere paura di sé. Della propria fermezza. Della chiarezza. Dell’assertività. Della potenza dentro di loro.
Come se essere maschili, nel senso più naturale e sano del termine, fosse diventato automaticamente sbagliato. O sospetto. O pericoloso.
Questa è una delle violenze più sottili che possano accadere: arrivare a percepire la propria natura come qualcosa da censurare. Da ridurre. Da spegnere.
Un maschile sano, però, non è violento. Ma non è nemmeno esitante.
È fermo. È chiaro. È responsabile.
La vera sicurezza non nasce dal controllo, ma dalla presenza.
E questo non riguarda solo gli uomini.
Il maschile vive anche nelle donne. È la parte che sceglie. Che delimita. Che sostiene. Che struttura. Che decide.
È ciò che dà forma al desiderio e lo rende reale.
Non è costruttivo demonizzare una polarità. Il vero lavoro è restaurarne il valore e permettere alle due energie di tornare a dialogare e completarsi.
Un maschile che guida senza dominare. Che protegge senza controllare. Che contiene senza invadere. Sovrano di sé, non dell’altro.
La dote piu’ potente del maschile è quella di creare spazio.
E in quello spazio, anche il femminile smette di contrarsi. Respira. E può, finalmente, fiorire.
메타데이터
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