L’amore ai tempi dei dati
Forse Gabriel Garcia Marquez, autore di “L’amore ai tempi del colera”, non immaginava un futuro amoroso nella galassia dei numeri, ma è…
L’amore ai tempi dei dati
Forse Gabriel Garcia Marquez, autore di “L’amore ai tempi del colera”, non immaginava un futuro amoroso nella galassia dei numeri, ma è proprio quello che sta succedendo oggi, ed è quello che ha cercato di studiare Sander de Ridder nell’articolo “The Datafication of Intimacy: Mobile Dating Apps, Dependency, and Everyday Life”. Lo studio esplora come la datificazione dell’intimità, attraverso le app di incontri, stia rimodellando le connessioni umane.

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Paradossalmente le metropoli come Londra sono posti in cui risulta difficile connettersi e creare relazioni forti con le persone. È difficile trovare l’amore, nonostante la mole di esseri umani disponibili. Le app di incontri come Tinder e OkCupid offrono una soluzione a queste difficoltà di connessione tra esseri umani. Le persone si sentono più sicure e si affidano a queste piattaforme per trovare match attraverso una mentalità matematica. Persino la “commercializzazione” che sta dietro queste app, cioè una logica guidata da forze economiche di raccolta e condivisione dei dati, è ampiamente accettata. Si cerca così di creare strette connessioni umane in modo rigoroso ed efficace.
Protagonista di questo articolo è la datafication, che è la trasformazione dell’azione sociale in dati quantificati, che ne consente il monitoraggio. Essa si riferisce a un mezzo automatizzato per produrre conoscenza sociale, usando metriche “oggettive” ed elaborazione algoritmica. Le app di incontri sono infrastrutture basate sui dati che generano conoscenza oggettiva sul processo di costruzione di connessioni umane strette. Gli algoritmi suggeriscono dei match basati sui dati, sulle preferenze e, a volte, sulla geolocalizzazione, con l’obiettivo di “soddisfare il consumatore”.
Sono state fatte delle interviste conversazionali approfondite a giovani adulti, reclutati tramite e-mail, delle università di Londra. L’analisi si è concentrata sui loro pensieri, esperienze e sentimenti riguardo all’uso delle app di incontri. Sono state ascoltate anche persone che non usano queste app, ma che riconoscono comunque la loro importanza e presenza.
I risultati mostrano che gli utenti vedono le app di incontri come una grande opportunità per conoscere persone nuove, “fuori dal solito giro”. È un’esperienza che secondo Virginia “apre a così tante possibilità”. Alcuni le usano per divertirsi o per alimentare il proprio ego, altri come veri e propri strumenti per trovare “un partner per la vita” e molti ne usano più di una, perché ciascuna “si rivolge a persone diverse” e non si vogliono perdere le varie opportunità.

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Queste app, però, possono anche generare stress e vulnerabilità. L’esperienza può essere “estenuante” a causa delle aspettative difficili da soddisfare, della pressione a non essere più single e dell’ “obbligo” di apparire sempre desiderabili. Come se non bastasse, si sono verificati anche episodi di misoginia e sessismo, con l’invio di foto e avances non richieste. Infatti, gli utenti uomini si sentono in diritto di oggettificare l’altro sesso solo per la loro presenza sull’applicazione. Il rischio è che l’utente diventi egoista, una persona focalizzata solo sulla soddisfazione dei suoi bisogni personali, ignorando la persona reale che c’è dall’altra parte.
Tutto sommato queste applicazioni possono ridurre il senso di solitudine in città alienanti come Londra, agendo quasi come un aiuto “psicologico” per alcuni. Dalle interviste emerge che le app di incontri non hanno “colonizzato” completamente l’intimità degli utenti. Infatti, gli interventi matematici sono percepiti come temporanei e le persone si adattano abilmente a muoversi dentro e fuori queste tecnologie. Molti disinstallano le app, ma con la consapevolezza che saranno sempre lì a disposizione in futuro. Questo sottolinea il fatto che la tecnologia non detta legge e non plasma una società, ma piuttosto è il contrario. Secondo la teoria del “costruttivismo sociale” la società, la cultura e le interazioni umane stesse modellano attivamente la tecnologia e il suo significato.

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Anche chi non usa le app di incontri ne riconosce l’importanza e l’utilità, ma alcuni come Louisa si interrogano sulla sicurezza dei dati personali e sull’accettazione “ampia e passiva” di queste piattaforme, accettate così improvvisamente, senza farsi troppe domande. Gli utenti usano con fiducia queste app, considerando gli algoritmi come dei “talismani” dotati di grande oggettività, data la natura razionale dei numeri. Si crede che l’algoritmo possa trovare “l’anima gemella”. Tuttavia, è fondamentale ricordare che dietro gli algoritmi c’è la mano e la mente umana che può commettere degli errori, che può trasferire i suoi bias all’interno del circuito matematico. Infatti, gli algoritmi sono oggetti culturali, perché sono composti da pratiche collettive umane.
Le app di incontri vengono esplorate e utilizzate in modi diversi, spesso senza sfruttare appieno tutte le potenzialità, le affordance, perché vengono usate in relazione alle aspettative e all’identità di ciascuno. In più, sono considerate strumenti aggiuntivi alla vita sentimentale, piuttosto che degli strumenti inevitabili.
Sebbene l’articolo non specifichi i tipi di algoritmi di raccomandazione utilizzati, è comunque possibile intuire l’impiego dei principali sistemi di consiglio, quali: il Content based, consiglio di oggetti che sono simili ad altri che l’utente ha gradito in passato; Demografico, che consiste nel consigliare oggetti in base alle caratteristiche che identificano una persona (contesto sociale, età, genere …); Knowledge-based, fa uso di machine learning, cioè l’algoritmo apprende i bisogni dell’utente per restituire gli oggetti di interesse in match. Quest’ultimo è complesso, ma può essere molto utile e accurato per gli utenti. Infine, c’è la Raccomandazione ibrida, cioè una combinazione delle precedenti, che ha il vantaggio di compensare i problemi che si avrebbero con l’adozione di un singolo approccio.
Le app di dating possono essere anche mezzi di empowerment, di conquista, nell’ambito delle relazioni personali. C’è un aiuto tecnologico in questo “campo minato” chiamato amore, ma c’è ancora chi critica questi aiuti dicendo che stanno “distruggendo l’ideale di amore puro”. Ciò, però, può non essere del tutto vero, perché si può dire che questo sia già successo con le istituzioni che hanno reso “materiale” qualcosa di immateriale come l’amore e le connessioni umane, già prima dell’avvento di questa tecnologia.
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