Vittime delle Fosse Ardeatine: storia di Epimenio Liberi
A cura di Perla Patrizi, 3AO
Vittime delle Fosse Ardeatine: storia di Epimenio Liberi
A cura di Perla Patrizi, 3AO
Il 14 marzo 2024 è stato presentato dalla prof.ssa Tania Luciani al “Bistrot 747” di Poggio Mirteto il saggio che si intitola” Un uomo, un universo. Storia di Epimenio Liberi, vittima delle Fosse Ardeatine” di Emidio D’Amato.
Chi era Epimenio Liberi? Abruzzese di nascita trapiantato a Roma e poi nel viterbese, uno dei trecento trentacinque innocenti trucidati dai nazisti nelle Fosse Ardeatine, eccidio che ripetuti tentativi di mistificazione hanno cercato di sottrarre alla responsabilità degli autori materiali e dei loro complici.
L’autore Emidio D’Amato ripercorre, attraverso testimonianze e documenti inediti, la breve vita di Epimenio Liberi, la famiglia, gli amori, le amicizie, la sua adesione al Partito d’Azione e le vicende che lo condussero alla tragica morte. Sullo sfondo un periodo storico che si dipana tra l’avvento del fascismo, l’armistizio, le lotte partigiane, la strage di Via Rasella, la partecipazione alla banda del monte Soratte, la Roma occupata, le torture subite in via Tasso, la strage delle Fosse Ardeatine fino ai processi dai discutibili esiti.
La prof.ssa Luciani ha condotto la serata presentando il libro attraverso la lettura di alcune pagine e ponendo delle domande all’autore da cui sono nate delle riflessioni molto interessanti. A fine presentazione io (Perla Patrizi) e Teodora Oprean siamo state chiamate sul palco per intervistare l’autore in qualità di giornaliste radiofoniche de Radio Polo, la web radio scolastica, e di “CyberScuola”, il giornale dell’Istituto Gregorio da Catino di Poggio Mirteto.
Intervista al prof. Emidio D’Amato, autore del libro
Come ha scoperto la passione per la scrittura e come l’ha coltivata visto che ha scritto altri quattro libri?
Ho sempre avuto la passione per la scrittura fin da ragazzo, però arriva un momento nella vita delle persone quando uno è maturo per scrivere qualcosa che abbia un inizio e una fine. Nella fattispecie il mio primo libro “Le ali di Dedalus” è nato in un momento particolare. Era il 2016, io insegnavo, e ogni Ministro della Pubblica Istruzione che si succedeva faceva sentire gli insegnanti come una sorta di peso, perché si spendevano soldi per la scuola. Allora ho pensato, visto che sono appassionato dello scrittore Saramago, sfruttando l’idea di un suo libro ho pensato a cosa sarebbe accaduto se fossero spariti tutti gli insegnanti.
Allora ho ambientato questa storia su un’isola immaginaria dove i ragazzi, alla fine delle vacanze di Natale, tornano a scuola e non trovano più gli insegnanti. Mi sono divertito tantissimo nello scrivere questo libro e ridevo mentre lo facevo. Dopo di che incoraggiato dal riscontro positivo di questo libro sono andato avanti.
Avevo tanti interrogativi: come scrivere i dialoghi, come far parlare le donne. Invece con mia sorpresa, dopo la pubblicazione, le persone che avevano letto il libro mi dicevano che i dialoghi erano reali, e si chiedevano come facessi a capire così bene le donne; evidentemente le esperienze di vita ti portano anche a questo.
Quale parte del libro le è piaciuta scrivere di più?
Questa è una storia talmente tragica che non mi è piaciuto scriverla, ho vissuto il dramma. La parte che mi è piaciuta forse è stata quella relativa all’infanzia di Epimenio Liberi, perché lì ho lasciato parlare la mia fantasia. Dato che c’erano poche notizie rispetto a questo, ho cercato di attribuire a Epimenio Liberi alcuni episodi della sua gioventù.
Ha trovato difficoltà a trattare argomenti così importanti e ancora oggi cosi sofferenti?
Si perché non è un romanzo. La storia richiede rigore, controllo delle fonti, precisione e un linguaggio adeguato, anche se io ho cercato di mantenermi su un registro più romanzato che da saggio.
Cosa ne pensa della Ninna Nanna scritta da Don Giuseppe Morosini dedicata alla nascitura di Epimenio Liberi ?
Epimenio Liberi si trovava in carcere insieme a Don Morosini, un prete che faceva parte della resistenza, di una banda, ed è stato arrestato e condannato a morte. Era anche musicista. La Ninna Nanna è stata scritta su carta e consegnata alla moglie di Epimenio insieme ad una lettera scritta da quest’ultimo, per essere eseguita al momento del battesimo. Le cose sono andate diversamente, loro morirono, e la moglie per il dispiacere perse la bambina, Cecilia. La Ninna Nanna, questo però non c’è scritto sul libro perché l’ho scoperto successivamente, è stata donata dalla moglie di Liberi al Comitato delle vittime delle fosse Ardeatine. Nel 1955 all’inaugurazione del Museo della Liberazione alla presenza del Presidente Giovanni Gronchi fu eseguita per la prima volta solo musicalmente. Adesso ha ripreso vigore, perché dopo le mie presentazioni è stata eseguita da due mie cugine che sono cantanti liriche e poi da ragazzi, accompagnata con pianoforte, fisarmonica, chitarra.
Quanto tempo ha impiegato per scrivere questo libro? Quali fonti ha utilizzato per poter scrivere la storia al meglio?
Circa due anni tra ricerca e scrittura del libro. Le fonti, come indicato nella bibliografia, sono vari libri forse un centinaio. Ho cercato di attenermi alla storia, raccontare la cornice intorno alla vita di Epimenio Liberi. La cosa che mi ha colpito, personalmente, è stata quando sono andato a fare l’indice dei nomi; non mi ero reso conto che ne avevo scritti così tanti.
Se un domani noi giovani volessimo scrivere un libro, quali cose dovremmo sapere per scriverlo al meglio? E soprattutto qual è la sensazione che le ha lascito la fine di questo libro? Cosa ha provato?
Qualunque romanzo, anche una canzone, una poesia nasce a volte da una parola, da uno spunto, da un’idea. Un’idea piccolissima che poi viene sviluppata. Se vogliamo parlare d’ispirazione, questa è l’ispirazione, poi il resto è tecnica. Io però non credo nelle scuole di scrittura, perché la scrittura, e questo è il mio punto di vista, deve essere più libera possibile. E’ molto importante l’inizio del libro, una volta che hai delineato in testa i personaggi, loro vanno avanti da soli. Prima di tutto devi crederci, avere l’idea di dove partire e dove arrivare, questo è importante, e deve esserci anche una congruenza dei fatti narrati.
Finite le domande l’autore D’Amato si è reso disponibile per rispondere alle curiosità del pubblico presente, per autografare il suo libro e salutare tutti i presenti.
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