L’ordine nascosto di M. Sheldrake — la magia dei funghi?
Non so perché, ma ultimamente mi sono interessata ai funghi e allora, trovando questo libro in biblioteca per caso, l’ho letto ma non basta
L’ordine nascosto di M. Sheldrake — la magia dei funghi?

Non so perché, ma ultimamente mi sono interessata ai funghi e allora, trovando questo libro in biblioteca per caso, l’ho preso e me lo sono letto tutto. Immaginavo che non fosse un libro di narrativa, ma credo che sia del tutto inutile. È confusionario, non è così che si insegnano le cose ma, dopo tutto, questo libro non ha neanche la pretesa di insegnarci niente: vuole solo stimolare la nostra curiosità. Lo scrittore, o meglio lo studioso ed esperto di funghi, di sicuro riesce a inserire tra tutte queste pagine delle nozioni interessanti dette in modo semplice, ma forse un po’ troppo. Mi piace la scienza, mi piacciono le nozioni spiegate in modo scientifico e preciso. Questo invece è un minestrone che ti lascia solo delle informazioni generiche con cui puoi divertire i tuoi amici al bar. Purtroppo lo trovo molto caotico e per niente organizzato. A questo punto sarebbe stato meglio creare un libro di narrativa e inserirci qualche informazione sui funghi che magari aiutasse lo sviluppo della trama… Ma questo farebbe sì che invece di uno scienziato, Merlin fosse uno scrittore. Preferisco dunque un buon libro scientifico fatto come tutti i libri scientifici, che questa minestra di curiosità messe alla rinfusa.
Ciò non vuol dire, ripeto, che non sia interessante.
Per esempio, è stato molto interessante scoprire che i tartufi sono funghi e anzi sono gli organi riproduttivi dei funghi, e anche il fatto che i funghi sono molto sconosciuti: la maggior parte di essi è una grande incognita. Basta pensare a quelli che vengono mangiati, che non si riesce ancora a coltivarli perché non si è capito come si riproducono.
Non sapevo che i funghi fossero in grado di creare delle reti sotterranee che permettono a tutte le altre piante di stare in comunicazione tra di esse e anche di svilupparsi ed essere quelle che conosciamo. Questo suo modo di narrarcelo mi ha ricordato molto la dottoressa Grace Augustine che, interpretata da Sigourney Weaver in Avatar (2009), studia la rete sotterranea che si instaura tra tutte le piante del pianeta Pandora, permettendo loro di comunicare e unendo tutto il pianeta. Dunque, a quanto pare c’è anche sul pianeta Terra.
Affascinante il fatto che i funghi siano dunque sconosciuti, ma che ci permettano di essere quello che siamo e che vengano impiegati in molti campi.
Sconvolgente il fungo preistorico Prototaxites che nel Devoniano, 60 milioni di anni fa, poteva essere alto quanto un palazzo.
Ma ce n’è uno molto grande anche in Oregon, una specie di Armillaria ostoyae, tuttora stimato come l’organismo vivente più grande.
Prolissa e confusionaria anche la parte sui licheni, che dice tutto e niente, la cui parte più interessante è il fatto che i licheni ricoprono l’8% della Terra e possono sopravvivere in condizioni estreme entrando in una specie di quiescenza. Sono stati portati anche nello spazio e possono sopravvivere anche dopo 10 anni di disidratazione. Sono estremofili… e soprattutto sono formati dall’unione simbiotica di un fungo con un’alga, ma anche con altri elementi come batteri. Ho trovato particolarmente ridicola la parte in cui questi licheni venivano definiti queer… Vogliamo davvero usare questa terminologia anche in ambito scientifico? Ma dopo tutto questo testo si è subito palesato per non essere scientifico ma essere alla stregua di un numero di Focus.
Il problema di questo libro è che ci sono tantissime congetture, troppe. Manca inoltre il dono della sintesi perché a un certo punto il discorso va concluso e non riempito di tante domande con false risposte o con altre domande.
Non dico che mi doveva dare tutte le risposte, semplicemente dirmi che cosa è chiaro in modo meno confusionario.
È una delusione che questo libro, che si ripropone l’importante compito di dirci l’importanza dei funghi e i misteri ad essi associati, venga proposto in questo modo che tiene lontana la gente. Le ripetizioni sono troppe: viene dato un concetto interessantissimo, fantastico, a cui non avresti mai pensato, che cattura la tua attenzione e il tuo interesse, e poi questo singolo fatto viene farcito da commenti personali, parti della vita di questo scienziato, quello che gli è successo mentre studiava questa roba, pensieri di alcuni altri scienziati. Troppo prolisso, troppe informazioni inutili che circondano e soffocano le poche informazioni interessantissime. Con la conseguenza che si ripete, un singolo concetto, viene riproposto in troppe chiavi.
Poi c’è tutta quella parte ridicola dei “funghi magici”, di come lui li ha provati, di come c’è un grande studio intorno a questi funghi… Una cosa è certa: ci sono tantissimi studi in America che qui non sarebbero neanche pensabili, alcuni innovativi, altri ridicoli, come quello di far provare alla gente questi cosiddetti “funghetti magici” e vedere gli effetti che fanno.
Il problema è che sono abituata a uno studio scientifico, ma non tanto per enfatizzare il fatto che ho frequentato degli studi scientifici a scuola, proprio perché mi piace sapere come funzionano le cose dette bene. Come dicevo prima, le informazioni date in stile magazine non mi prendono, o meglio mi danno lo stimolo per andare a cercare informazioni anche solo su Wikipedia, che risulta essere sempre più esaustiva di questo libro.
E poi bisogna analizzare una parte alla volta, perché tutta questa minestra, anzi minestrone di informazioni confonde: ci sono tante cose da analizzare per capire come funzionano, ma messe così non si capisce niente. Come se non bastasse, alcuni fatti sono farciti anche di unfilosofeggiare da quattro soldi, di cui proprio non ne abbiamo bisogno. È un libro alla portata di tutti quelli che vogliono qualcosa da leggere e condividere al volo con gli amici. E per questo a me non basta.
Concludo con una citazione dalle sue pagine conclusive:
“I funghi producono corpi fruttiferi, ma innanzitutto distruggono. Ora che il libro è concluso, posso consegnarlo ai funghi perché lo decompongano.”
Pagina 281
Forse anche lo scrittore si rende conto che questo prodotto non ha il minimo senso: dice che prenderà una copia e la darà in pasto a un fungo che si ciba di carta così che poi il fungo nascerà e lui se lo mangerà, poi darà un’altra copia a un lievito così che gli produrrà un po’ di birra da bere. Io consiglio di avviare questi due esperimenti insieme in modo che possa mangiare il fungo e berci insieme una buona birra a km zero.
메타데이터
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- 2026-07-20 21:28:04