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Cascina Caccia: Il Riscatto del Profondo Nord. Da Covo dei Belfiore a Faro di Legalità

Il bene confiscato ai Belfiore che unisce lotta alla ‘ndrangheta, comunità residenziale e filiera agroalimentare etica.

Daniele Bonatto · 2025-11-19 11:02 · 0 claps · 6.3 min read
#legalità #educazione #accoglienza #mafia #piemonte
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Wiki topics: ⚖️ · Law & Justice

Cascina Caccia: Il Riscatto del Profondo Nord. Da Covo dei Belfiore a Faro di Legalità

Il bene confiscato ai Belfiore che unisce lotta alla ‘ndrangheta, comunità residenziale e filiera agroalimentare etica.

Cascina Caccia

Cascina Caccia

Nelle tranquille colline piemontesi di San Sebastiano da Po, Torino, si erge su una collina una realtà poco conosciuta, nonostante l’importante storia e i valori che vi sono dietro: l’imponente Cascina Caccia. Sequestrata alla famiglia di ‘Ndrangheta, Belfiore, originaria di Gioiosa Jonica (RC), più precisamente a Salvatore Belfiore, fratello di Domenico Belfiore, grazie alla legge 109/96 sull’uso sociale dei beni confiscati (spesso chiamata “legge Libera”). La tenuta è circondata da un ettaro di terreno coltivato, è dedicata alla memoria del Procuratore Bruno Caccia e di sua moglie Carla Ferrari, simbolo di una battaglia vinta nella lunga guerra dello Stato e della società civile italiana contro le mafie.

Un tempo emblema della ricchezza illecita e del potere della ndrina dei Belfiore, che da sola controllava e gestiva le scommesse sportive (il toto nero), il traffico di droga, l’usura, i sequestri di persona, in tutta l’area di Torino. La struttura è oggi un centro di cittadinanza attiva e memoria, che incarna il prevalere della legalità sull’arroganza criminale. La vicenda di Cascina Caccia mostra come disarmare le mafie sia possibile, e che le loro principali risorse sono l’omertà e l’indifferenza quotidiana.

L’Omicidio del Procuratore Caccia. La Cascina è indissolubilmente legata al nome del Procuratore Capo di Torino, Bruno Caccia, assassinato in un agguato mafioso la sera del 26 giugno 1983.Essendo una domenica, Caccia decise di lasciare a riposo la propria scorta, decisione che facilitò il compito ai sicari ‘ndranghetisti. Verso le 23:30, uscito dalla propria abitazione di via Sommacampagna n°9 per portare da solo, come sua abitudine, a passeggio il cane (un cocker). Bruno Caccia venne affiancato da una Fiat 128 verde, con due uomini a bordo. Questi, senza scendere dall’auto, spararono 14 colpi e, per essere certi della morte del magistrato, lo finirono con 3 colpi di grazia. Quando le gente accorse il cane abbaiava come un pazzo vicino al corpo del procuratore.

Bruno Caccia

Bruno Caccia

La giustizia ha identificato il mandante nel boss Domenico Belfiore, esponente di spicco del clan calabrese attivo nel Torinese. Il delitto mirava a eliminare i magistrati incorruttibili. Caccia rappresentava un ostacolo “grave, concreto e incombente” all’attività del clan; per i Belfiore, la sua intransigenza minacciava l’economia criminale che prosperava anche grazie all’omertà e all’indifferenza. Il 16 giugno 1989 Domenico Belfiore fu condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio, una sentenza resa definitiva dalla Cassazione il 23 settembre 1992. Solo molti anni dopo, il 17 luglio 2017, la Corte d’Assise di Milano ha condannato all’ergastolo anche Rocco Schirripa, detto Barca, come uno degli esecutori materiali dell’agguato.

Il Piemonte, le Aule di Giustizia e l’Azione di Libera. Il Piemonte ha sottovalutato a lungo la pervasività della ‘ndrangheta e delle mafie in generale. Per contrastare l’avanzata criminale e l’omertà, Libera non si è limitata alla gestione dei beni confiscati, ma si è occupata del monitoraggio attivo dei grandi processi regionali contro la mafia. Libera ha partecipato come parte civile nei processi per 416 bis (il reato di associazione mafiosa) e ha documentato con video le udienze chiave. I principali processi seguiti includono:

  • Minotauro (2011, Torino e Provincia), una delle operazioni più importanti nel Nord Italia contro la ‘ndrangheta.
  • Barbarossa (2015, Asti e Cuneo), che ha sgominato una cellula operante nell’Astigiano.
  • Carminius-Fenice (2018, Carmagnola), che ha svelato la forza del clan con legami nell’imprenditoria e nella politica.
  • La cronaca del secondo processo a Milano che ha condannato l’esecutore dell’omicidio del Procuratore Caccia, Rocco Schirripa (2017).
  • L’attività di approfondimento si è estesa con convegni (come quello per i 10 anni da Minotauro) e dossier tematici (Asso e Betulla, relativo alle infiltrazioni nel VCO — Verbano-Cusio-Ossola).

Dalla Confisca al Riscatto. La confisca dei beni del clan Belfiore arrivò nel 1996, a seguito delle indagini patrimoniali successive all’arresto di Salvatore “Sasà” Belfiore. Tuttavia, il percorso verso il riutilizzo sociale di Cascina Caccia fu lungo e ostacolato.

Per oltre un decennio, la famiglia Belfiore tentò di bloccare l’assegnazione del bene, arrivando a organizzare una doppia campagna di raccolta firme nel paese. In un ultimo atto di sfida e in coerenza con la logica mafiosa del “se non possiamo averlo noi, non l’avrà nessuno,” i Belfiore cercarono di danneggiare la cascina prima di lasciarla.

Fu a questo punto che la società civile diede una prova di coraggio e militanza straordinaria. I giovani di Libera (Associazione Libera Piemonte) si mobilitarono: saputo delle intenzioni della famiglia, si accamparono con le tende all’interno della Cascina, che aveva tutte le utenze già staccate, per presidiarla e difenderla dal danneggiamento.

Nel 2007, grazie alla nomina di un Prefetto ad acta e all’azione congiunta dell’Amministrazione Comunale di San Sebastiano da Po e della mobilitazione civile, la tenuta venne finalmente liberata. L’immobile venne assegnato al Gruppo Abele, che ne affidò la gestione all’Associazione ACMOS (Aggregazione, Coscientizzazione, MOvimentazione Sociale), a Libera Piemonte e alla cooperativa Nanà.

Miele (prodotto di riscatto)

Miele (prodotto di riscatto)

Agricoltura, Lavoro Etico e Memoria. Da quel momento la Cascina, ribattezzata Caccia, si è trasformata in un luogo di lavoro etico, educazione e produzione di alta qualità. L’obiettivo è duplice: confezionare prodotti d’eccellenza e, al contempo, promuovere metodi rispettosi dell’ambiente e della salute, tra cui:

  • Le Produzioni “Libera Terra”: La Cascina fu la prima realtà del Nord Italia a commercializzare prodotti con il marchio “Libera Terra”: il Miele Biologico e lo Zafferano (“prodotto di riscatto”).
  • Progetto Libero e Laboratorio Gastronomico: Accanto alle produzioni Libera Terra, nel 2017 prende vita il Laboratorio Gastronomico. Questo polo produttivo è parte del progetto Libero, che sostiene le attività sociali, educative e di accoglienza della Cascina. Il progetto realizza prodotti (tra cui miele, nocciole, torrone, cioccolato, barrette energetiche, risotti, caramelle e prodotti di cosmesi) in collaborazione con professionisti, utilizzando la manodopera e le materie prime provenienti dai beni confiscati del Piemonte. I prodotti possono essere acquistati direttamente in Cascina o presso l’Emporio di via Marsigli 14 a Torino.
  • Il Noccioleto della Memoria: Il noccioleto che dona le sue nocciole ogni anno è dedicato a Vito Scafidi, lo studente che perse la vita nel 2008 per il crollo del controsoffitto del Liceo Darwin. Piantato nel 2009 insieme alla sua famiglia, il noccioleto serve a ricordarlo e a tenere alta l’attenzione sulla sicurezza scolastica.

LEZIONI DI LEGALITÀ

LEZIONI DI LEGALITÀ

Struttura e Impegno Educativo. La Cascina Caccia oggi è una comunità di vita, residenziale, in cui vivono cinque ragazzi tra i 25 e i 30 anni che hanno scelto uno stile di vita comunitario, portando avanti le attività quotidiane, tra cui:

  • Accoglienza e Gestione: La cascina ha ospitato anche esuli e migranti, funzionando come CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria) per migranti, gestito da una cooperativa che si occupa anche della lavorazione dei prodotti dell’orto attraverso il laboratorio di gastronomia. Le attività sono portate avanti dai ragazzi che vi abitano (rotazione a lungo e breve termine).
  • Volontariato e Giovani: In particolare, la Cascina accoglie, specialmente nel periodo estivo, decine di minori provenienti da tutta Italia (uno è venuto persino da New York) per i campi antimafia. L’impegno è sostenuto anche da volontari, come ad esempio quelli dello Spi Cgil dall’Emilia Romagna e volontari locali da Torino.
  • Polo Educativo: Agli studenti sono proposti sette laboratori didattici, mentre durante i mesi estivi la Cascina è il punto di riferimento per E!State Liberi!, i campi per ragazzi e ragazze, di impegno e formazione alla legalità promossi da Libera.

Arte, Memoria e Uso come Location. La struttura, disposta su tre piani per 850 mq complessivi, è pensata per l’accoglienza, la diffusione della memoria e la sostenibilità economica. Per garantire ciò la sostenibilità economica, si svolgono molti eventi e iniziative, come:

  • Mostre Permanenti: La Collezione Carla e Bruno Caccia (quadri e sculture donati) e il lavoro dell’artista Gec (Omaggio a Bruno Caccia, presente dal 2013) abbelliscono la struttura. La cantina custodisce l’Isola della Mafia, una sezione riadattata della mostra Fare gli Italiani, con i faldoni che riportano i nomi di tutte le vittime delle mafie, un potente strumento di ricordo per le migliaia di studenti. Tutte queste opere d’arte risplendono in occasione del Festival Armonia: l’arte libera il bene, una rassegna di arte e musica che anima la collina per tre giorni ogni anno in prossimità dell’anniversario del 26 giugno.

Party Bene

Party Bene

  • Ospitalità: Al piano superiore sono disponibili 24 posti letto per il pernottamento dei gruppi. Al pianterreno si trovano la cucina, un salone e un fienile di 200 mq, che funge da luogo ideale per eventi ed incontri, sia privati (a pagamento), con PartyBene come matrimoni, battesimi, comunioni, anniversari, aperitivi, che pubblici.

Visto che in collina la connessione alla rete e è debole, l’intera struttura è coperta da connessione Wi-Fi a banda larga


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