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Dalla rocca di Papa Luna al borgo che diede i natali a Cristoforo Colombo.

Cronaca dell’enensimo un rientro lento

Gianluigi Cogo in Gigi Cogo travel blog · 2026-01-18 19:17 · 0 claps · 7.6 min read
#europa #francia #spagna #catalogna #liguria
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Dalla rocca di Papa Luna al borgo che diede i natali a Cristoforo Colombo.

Cronaca dell’enensimo un rientro lento

Dopo migliaia di chilometri, il corpo reclama il suo spazio. Abbiamo deciso di concederglielo a **Peñíscola**, sulla Costa del Azahar. Non è una scelta casuale: ci eravamo già stati nel 2022 e sapevamo che questo scoglio di storia proiettato nel Mediterraneo ha un’energia diversa dalle solite località balneari. Dunque sarà riposo, sole, spiaggia e buon cibo.

Peñíscola: tra Papi eretici e set cinematografici

Vivere Peñíscola significa abitare la storia del **Papa Luna**, al secolo Pedro de Luna. Un personaggio incredibile che, in pieno Scisma d’Occidente, si arroccò nel castello templare convinto della sua legittimità, trasformandolo in una corte pontificia vista mare. Camminare tra i giardini pensili e le rampe della fortezza non è solo un esercizio fisico (e le gambe lo sanno!), ma un viaggio nel tempo.

Per i fan di Game of Thrones, poi, è pura adrenalina: riconoscere gli angoli dove Tyrion Lannister e Varys discutevano i destini del mondo nella sesta stagione è tanta roba.

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Già la sera del nostro arrivo la rocca si accende di colori e noi abbiamo scelto di cenare proprio lì, sui bastioni, alla Taberna La Muralla: una vista che toglie il fiato mentre il sole affonda e le spiagge si colorano di rosa.

La lezione spagnola: il turismo del ‘para compartir’

Durante i nostri quattro giorni di relax a Peñíscola, mentre mi godevo la spiaggia profonda e pulitissima, dove le spigole di 30 cm nuotavano tra i miei piedi, non ho potuto fare a meno di pensare al contrasto con l’Italia.

Qui la cultura della condivisione è la norma. Ordini una pietanza? Ti portano due piattini e due forchette. Para compartir’ non è solo un modo di mangiare in compagnia, è una filosofia di accoglienza.

In Italia siamo ancora agli scontrini che battono il supplemento per il taglio del panino o il piattino extra. È una questione di rispetto per il cliente, visto come parte viva dell’economia del locale e non come un limone da spremere. E poi c’è la florida economia dei jubilados: gli spagnoli sanno coccolare i pensionati, allungando la stagione turistica con intelligenza e adeguano i prezzi, mentre da noi a fine agosto sembra che scatti il coprifuoco.

A parte queste considerazioni, fermarsi qui a far nulla e godere di un clima splendido e di giornate ancora lunghe è davvero bello e rilassante.

Barcellona: fuggire dall’overturism per trovare la Sardegna

La risalita verso nord ci impone una tappa veloce a Barcellona. Avevo puntato la *Cova Fumada*, ma i “fuffa-creators” e i “fuffa-influencer” hanno colpito ancora: coda infinita per un selfie con in mano un tapa. Follia! Quanto li odio. Sono la rovina del turismo. A volte non so se odio più loro o le compagnie low-cost. Entrambi responsabili dell’overtourism dilagante.

Ma en la calle si possono trovare alternative migliori e anche piacevoli sorprese. E così facendo, camminando per i vicoli della Barceloneta, scopriamo Can Sardi, il locale di un ragazzo di Stintino. In un delirio di contaminazione tra culurgiones e tapas, abbiamo parlato di pescatori dell’Asinara e di iniziative imprenditoriali degli italiani all’estero. È amaro constatare che spesso le nostre migliori energie debbano espatriare per trovare terreno fertile.

Tossa de Mar: mare smeraldo e mura medievali

Verso sera arriviamo a Tossa de Mar sulla splendida Costa Brava, ed è subito incanto. La prima vista sul borgo sembra uscita da una cartolina: la Vila Vella, il quartiere antico, è un dedalo di viuzze lastricate che si inerpicano tra case in pietra e balconi fioriti, racchiuso dalle sue mura medievali possenti e dalle torri merlate che sorvegliano il mare da secoli.

Passeggiando tra i vicoli, si ha la sensazione di essere in un luogo sospeso nel tempo, dove il fruscio del vento e il canto dei gabbiani si mescolano al profumo di salsedine.

Tossa de Mar ha una storia affascinante: in epoca romana era nota come Turissa, e ancora oggi si possono visitare i resti di una villa romana nei pressi della città.

Durante il Medioevo fu un importante punto di difesa costiera contro le incursioni dei pirati, e le sue mura, perfettamente conservate, testimoniano la strategia di protezione del borgo e del porto naturale. La Vila Vella è oggi l’unico borgo medievale fortificato ancora intatto sulla costa catalana, un piccolo gioiello che racconta secoli di vita marinara e di commerci.

Il mare qui sembra avere mille sfumature: dal turchese al verde smeraldo, soprattutto nei tratti in cui i ciottoli rossastri del fondale riflettono la luce del sole. Le spiagge principali, come Platja Gran e Platja de la Mar Menuda, offrono panorami mozzafiato, mentre piccole calette nascoste tra le rocce invitano a momenti di quiete lontano dalla folla.

In questa bellissima località abbiamo soggiornato in un piccolo monolocale all’Aparthotel Esmeraldas, molto comodo anche per il garage (in Spagna non è facile trovare soluzioni con posto auto sorvegliato a buon prezzo) e poco distante dalla spiaggia e dal centro storico.

Per i pasti ci siamo lasciati guidare dall’istinto e dai consigli locali: da Marina Tossa, in una zona tranquilla lontano dal caos turistico, abbiamo trovato cucina semplice e autentica. Al Restaurant Santa Marta, invece, l’esperienza è stata più raffinata, con piatti gourmet che però iniziano a riflettere i prezzi tipici delle località di confine molto visitate. Menzione d’onore anche per Can Bigotis: un pranzo completo, onesto e dignitoso a soli 15 euro, una rarità che in Catalogna oggi ha quasi del miracoloso.

Tossa de Mar resterà nel cuore, non solo per il suo fascino naturale e storico, ma per la sensazione di armonia che trasmette: un piccolo borgo dove la storia, il mare e la vita quotidiana si intrecciano in un quadro perfetto.

La pragmatica accoglienza transalpina

L’ultimo giorno in Spagna si chiude tra shopping e un ultimo snorkeling alla Platja Mar Menuda. Poi, inizia il viaggio verso casa andando incontro a nubi minacciose verso il confine nazionale.

Prima tappa a Narbonne dove la cucina francese si dimostra ancora una volta originale e pratica. Al ristorante La Boucherie, ad esempio, hanno reinventato l’hamburger: la carne, di ottima qualità, viene servita tra due galettes de pomme de terre croccanti al posto del pane. Un’idea semplice ma geniale che ci ha fatto scordare per un po’ i 17 gradi che ci hanno accolto (che freddo!).

Ma il passaggio in Francia non è stato solo una questione di chilometri e pioggia. Tra un nubifragio e l’altro, il cielo ha deciso di aprirsi proprio sopra **Béziers**, regalandoci una sosta che si è trasformata in una lezione di storia a cielo aperto.

Béziers non è una città qualunque, è una delle più antiche di Francia e soprattutto il luogo che porta ancora addosso le cicatrici della Crociata Albigese. È qui che, nel 1209, fu pronunciata la terribile frase: “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi”. Camminare oggi verso la Cattedrale di Saint-Nazaire, che domina la valle dell’Orb come una fortezza inespugnabile, mette i brividi. La sua imponenza gotica, arroccata sullo sperone roccioso, sembra ancora voler difendere la città dai fantasmi del passato.

Dal piazzale della cattedrale la vista è strepitosa: si domina il fiume, il ponte vecchio e si respira quell’aria occitana che è un misto di fierezza e malinconia. È una città che ti schiaffeggia con la sua bellezza austera, un contrasto netto con la spensieratezza delle spiagge spagnole lasciate poche ore prima.

Ci dirigiamo verso la Camargue e, dopo aver attraversato un acquazzone torrenziale vicino ad Aigues-Mortes, arriviamo con il buio a Salon-de-Provence, trovando la città mezza allagata. Riusciamo a trovare un posto in un B&B Hotel dove il minimalismo è talmente spiccato da risultare quasi imbarazzante, un chiaro segnale che il nostro viaggio sta prendendo una piega diversa. Non siamo più nell’accogliente sud della Spagna; qui la gente si affretta a tornare a casa, tra fiumi d’acqua e un’ospitalità che appare più distaccata e frettolosa.

Il giorno dopo, esce finalmente il sole, ma ascoltando la televisione apprendiamo che durante la notte la Provenza tutta è stata picchiata forte da un nubifragio davvero esagerato che ha lasciato il segno e i danni. Danni che notiamo lunga la strada che ci conduce in Costa Azzurra, per l’ultima tappa francese a **Fréjus dove ci godiamo l’ultima chance di moules au roquefort (cozze al formaggio) in un ambiente caotico ma autentico come La Moule Joyeuse**.

A casa

Il vero trauma, però, è il rientro in Italia. A Diano Marina ritroviamo la Liguria dei privilegi: spiagge sequestrate da stabilimenti recintati che impediscono persino di scendere a piedi fino al mare. Hotel con l’aria condizionata rotta e una cena da Sale e Pepe dove il sale e il pepe li avevano finiti davvero.

Il giorno dopo abbiamo chiuso in bellezza prima a **Cervo e poi a [Cogoleto](https://it.wikipedia.org/wiki/Cogoleto)**, per dovere di cronaca e di cognome 😉. Un piatto di trofie al pesto vista mare, un omaggio a Cristoforo Colombo (che i cittadini di Cogoleto vogliono sia nato qui) e la consapevolezza che, sebbene l’Italia abbia i sapori di casa, la Spagna ha ancora molto da insegnarci su come si accoglie un viaggiatore.

Alcuni posti dove abbiamo soggiornato:

Alcuni posti dove abbiamo mangiato:


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