25 episodi essenziali di Star Trek: The Next Generation — parte 3
10) Sins of the father (I peccati del padre), 3x17 Nulla è più importante per un Klingon dell’onore. Questo concetto viene ribadito come un…
25 episodi essenziali di Star Trek: The Next Generation — parte 3

Sins of the father
10) Sins of the father (I peccati del padre), 3x17 Nulla è più importante per un Klingon dell’onore. Questo concetto viene ribadito come un pilastro su cui la cultura Klingon è fondata, ma nessun episodio prima di “Sins of the father” (e forse pochissimi altri dopo) riesce a ribadirlo in modo tanto iconico, sviscerando il concetto di onore e allo stesso tempo le lotte di potere intestine -e la cultura — Klingon con grande abilità. Ancora una volta abbiamo a che vedere con famiglie difficili: Worf, suo fratello e un padre accusato di tradimento. Se già prima avevamo imparato ad apprezzare Worf — anche grazie a Michael Dorn — è con “Sins of the father” che diventerà difficile non amarlo incondizionatamente. Inoltre è un episodio ambientato su Qo’noS, il pianeta natale Klingon, forse il primo in assoluto se la memoria non mi inganna: quando TNG sbarca su quel pianeta di solito c’è una puntata memorabile dietro l’angolo.

Tapestry
9) Tapestry (Una seconda opportunità), 6x15 Picard sta morendo in seguito a ferite gravissime: il suo cuore artificiale non ha retto e ormai la sua morte è solo questione di tempo. Forse è un’allucinazione, forse un ennesimo scherzo, sta di fatto che Q decide di accompagnarlo nel trapasso. Ma prima di lasciar andare Picard definitivamente Q vuole fare un giro nel passato del capitano dell’Enterprise (assieme a lui, si capisce), e nello specifico riguardo un avvenimento che questi non è mai riuscito a dimenticare, risalente al periodo in cui era ancora un giovane ufficiale. Tapestry è un episodio dickensiano, in cui il rimpianto è la lente d’ingrandimento sotto cui viene esaminata un’intera vita, divenuta tale in seguito a un avvenimento futile (una rissa in un bar) che ha portato Picard a compiere determinate scelte. E a dover sostituire il cuore con quello artificiale — che ora lo sta tradendo. Q è il trickster per antonomasia: entità ricorrente di TNG sin dal pilota, è il personaggio che tira le fila dell’intera serie; onnipotente e onnipresente, riappare ogni tanto solo per il gusto di tormentare Picard e i suoi, facendoli incontrare per gioco a potenziali genocidi (è “colpa” di Q l’incontro della federazione con i Borg) o portando scompiglio e confusione sull’Enterprise; sembra aver provato gusto a sfidare più volte il capitano in quello che sembra un gioco futile… ma forse il suo obiettivo imperscrutabile è anche quello di far crescere — a modo suo: ovvero sadico — Picard. In “Tapestry” lo si capirà per la prima volta, anche se lo spettatore può decidere in autonomia di considerare l’apparizione di Q come l’allucinazione di un Picard in fin di vita. Sarebbe alquanto strano, però, visto che in linea con quanto visto in “Tapestry”, Q farà lo stesso su scala cosmica nel finale stesso di Next Generation, rivelandosi come simbolo attraverso cui leggere l’arco narrativo dell’intera serie, la sua crescita. E la sua fine.

Who watches the watchers
8) Who watches the watchers (Prima direttiva), 3x04 La Prima Direttiva la conosciamo tutti: il divieto assoluto per la Federazione di interferire nello sviluppo di forme di vita e, in generale, con la cultura di una civiltà con una tecnologia non ancora abbastanza sviluppata da permettere i viaggi interstellari. La regola è fondamentale nell’universo di Star Trek, ed è anche la più controversa, interpretabile, trasgredita e discussa dell’intera saga (anche in Next Generation stesso: il famigerato “Symbiosis”). Ma in “Who watches the watchers” assistiamo forse all’episodio che riesce più di tutti a far capire cos’è la Prima Direttiva, come funziona, perché può essere trasgredita e come rimediare al dilemma morale di fondo che lancia (ad esempio: sarebbe giusto lasciar morire una civiltà senza stare a guardare solo perché la loro tecnologia è rudimentale? Parliamo di una robetta simile). In “Who watches the watchers”, che già dal titolo rievoca Giovenale, l’Enterprise deve gestire una magagna non da poco: durante una manutenzione sul pianeta Mintaka III, abitato da una razza aliena proto-vulcaniana ma ancora ferma all’età del bronzo in quanto a tecnologia, il dispositivo di occultamento della base scientifica ha un guasto; un mintakiano sconvolto cade ferendosi in maniera seria e la dottoressa Crusher per curarlo lo trasporta sull’Enterprise. Liko (così si chiama l’indigeno, interpretato da Ray Wise) verrà salvato, ma al risveglio inizierà a considerare ciò che ha visto opera di divinità: in particolare Picard viene visto come un Dio. Insomma: la situazione sembra essere senza via d’uscita dal momento che ormai si è interferito con lo sviluppo di una civiltà: ma come fare a risolvere nel modo migliore possibile il problema? L’episodio è toccante, non riduce a una macchietta i mintakiani, e veicola quella che si può considerare la filosofia di Star Trek sull’altro e sul dialogo con il diverso con un ottimismo e un’empatia formidabile.

Chain of command
7) Chain of command (Il peso del comando), 6x10–6x11 Basterebbe la presenza di Ronny Cox per mettere in classifica Chain of command. Scherzi a parte, questo doppio episodio è uno dei più duri dell’intera saga: mette in scena conflitti di diverse ideologie all’interno di uno stesso contesto (il capitano Jellico e William Riker), cosa impensabile per un Roddenberry; ma soprattutto è la lotta psicologica e fisica tra Picard e il cardassiano Gul Madred (David Warner) a toccare vette di crudezza rare in Star Trek, con il capitano completamente nudo e ferito, sottoposto a torture terribili (che conosciamo bene perché tanto umane: privazione del sonno, umiliazioni varie, disidratazione, eccetera). La linea di confine tra bene e male, tra giusto e sbagliato, si confonde più volte e sfuma nella zona grigia che sarà preponderante in Deep Space Nine, dove non a caso i cardassiani saranno molto più presenti e approfonditi. Capirete anche perché “There are four lights!” è una di quelle citazioni immortali che dovete conoscere. E poi, ripeto, c’è Ronny Cox.

All good things
6) All good things (Ieri, oggi, domani), 7x25–7x26 E’ un colpo al cuore mettere “solo” alla sesta posizione un finale di serie così ben riuscito. Anzi, azzarderei a dire che è uno dei finali di serie più belli di sempre, in linea generale. “All good things” ha l’ambizione di mettere un punto a una cavalcata durata sette stagioni e ben 178 episodi, e visto che l’ambizione non sembra mancare a Brannon Braga e Ronald D.Moore questo doppio episodio conclusivo si muove tra passato, presente e futuro, presentando svariate linee temporali parallele e arrivando addirittura agli albori dell’universo. Picard è ancora una volta il protagonista assoluto, ma è Q la vera mente dietro questo finale, che si ricollega in maniera perfetta a “Encounter at Farpoint”, dando così un senso di chiusura armonico e preciso ineguagliato in Star Trek — se non forse con Deep Space Nine. Ma… non è la stessa cosa.

Best of both worlds
5) Best of both worlds (L’attacco dei Borg), 3x26–4x01 E se al numero 6 della classifica c’è il finale perfetto, al 5 piazziamo un cliffhanger perfetto: uno dei momenti più sconvolgenti della storia delle serie tv è proprio lì, negli ultimi secondi del ventiseiesimo episodio della terza stagione. Un momento così famoso che forse non è neanche più spoilerabile, ma nel caso meglio per voi fermarvi qui e passare alla prossima posizione in classifica, vi avverto. (Ci sarebbe la foto che già ha spoilerato tutto ma faremo finta di nulla). Quando in TNG ci sono i Borg, già è stato detto più volte, state sicuri che non dimenticherete facilmente ciò che avete appena visto. In Best of both worlds i Borg tornano in grande stile dopo la loro presentazione nella seconda stagione, più agguerriti e spietati che mai. E rendono il capitano Picard uno di loro: Locutus. Posso solo immaginare come deve essere stato per gli spettatori dell’epoca aspettare mesi e mesi in attesa di una quarta stagione che risolvesse il terribile finale con Picard assimilato dai Borg. E ovviamente la risoluzione è più che soddisfacente, con il primo episodio della quarta stagione che chiude momentaneamente la minaccia Borg, ma segna un trauma in Picard capace di riverberarsi altrove, per lungo tempo: Deep Space Nine inizia di fatto qui; “First contact”, il miglior film di Star Trek dopo “L’ira di Kahn”, rielabora il trauma di Picard con i Borg rendendolo il centro della storia. Durante tutta la serie vedremo riferimenti a questo avvenimento non di poco conto. Per una serie basata soprattutto su episodi autoconclusivi è una continuity importante e fondamentale.

Q who
4) Q who (Chi è Q?), 2x16 Questa è la puntata in cui appaiono per la prima volta i Borg. Sono passati 31 anni ma non è invecchiato nulla di questo classico: l’impatto incredibile di quel cubo misterioso alla deriva nello spazio, quasi fosse uscito dalla mente di Clive Barker; la scoperta di un nemico devastante come nessun altro; la fobia assoluta dell’assimilazione verso un avversario apparentemente invincibile. Ed è tutta colpa di Q, che decide di portare l’Enterprise dall’altra parte dell’universo per un suo capriccio. Forse non merita un posto tanto alto in classifica, quasi vicino al podio come è: perché è un episodio di pura suggestione, soprattutto; perché manca di invenzioni narrative geniali o inaspettate. Ma è come se qui, per la prima volta in Next Generation, ci trovassimo di fronte all’ignoto e a quell’essere giunti dove mai nessuno era arrivato prima. Purtroppo per Picard e soci, in questo caso.

Darmok
3) Darmok, 5x02 Uno di quegli episodi che deve essere visto da chiunque: anche da quelli che vogliono solo dare un’occhiata veloce per capire cos’è Star Trek. In una estrema sintesi, “Darmok” è la storia più vecchia dell’universo: due individui provengono da posti lontanissimi e cercano di comunicare per sopravvivere in un contesto pericoloso, affrontano varie incomprensioni, fanno amicizia. Nessun altra puntata di Star Trek è così interessante sul piano linguistico e comunicativo, andando a toccare temi affini all’epica e alla mitologia, addirittura; in tutto ciò riuscire nell’impresa di creare un’amicizia commovente in soli 40 minuti (è un episodio senza antecedenti né seguiti, che si esaurisce nell’arco della puntata), beh, non è per nulla semplice. L’unica altra cosa da dire è: “Shaka, when the walls fell”.

2) The measure of a man (La misura di un uomo), 2x09 Un vero e proprio classico: il capitano Maddox vorrebbe smontare Data per studiarne il cervello così da creare delle repliche precise dell’androide, ma Data rifiuta: si considera infatti un essere senziente e quindi decide, dietro consiglio di Picard, di rassegnare le dimissioni dalla Federazione. Maddox non ci sta e chiede che Data venga trattato come un oggetto di proprietà della Federazione: un oggetto non può rassegnare dimissioni da alcunché, non ha diritti di sorta, non può decidere nulla. Picard prende le difese di Data e la faccenda finisce in tribunale. Non c’è un secondo sprecato in questa vicenda che è considerata tra i momenti migliori di sempre visti in tv. Il duello dialettico è serratissimo, forte di un equilibrio magistrale tra i momenti più emotivi e quelli più logici. Il confronto tra Guinan (Whoopi Goldberg) e Picard è rivelatore senza essere mai troppo didascalico. Si parla di esseri viventi, di chi può arrogarsi il diritto di scegliere cosa è vita e cosa no, di schiavitù, di cibernetica. Il fatto che un gioiello del genere arrivi in una brutta stagione come è la seconda di TNG è un miracolo nel miracolo.

- The inner light (Una vita per ricordare), 5x25 Verrebbe voglia di scrivere così tante cose su The inner light che si sciuperebbe la bellezza di scoprirlo a poco a poco. È una storia che in fondo può dirsi autoconclusiva e senza le grandi icone trekkeriane: non ci sono klingon, né romulani, borg, vulcaniani, cardassiani o ferengi; manca tutto l’apparato iconografico di Star Trek anche visivamente per gran parte dell’episodio: difatti siamo dalle parti di una vita parallela su un pianeta che rischia di morire. Perché Picard sta sognando questa altra vita? O forse è sempre stato su quel pianeta, e sognare di essere stato il capitano dell’Enterprise era la vera allucinazione? Non dirò altro. Per me è il miglior episodio della saga, forse se la gioca con il sottovalutatissimo “The visitor” di Deep Space Nine. In fondo sono storie analoghe, che si cercano e dialogano a distanza. Difficile non riguardarlo una volta ogni tanto: è un esercizio terapeutico da consigliare a chiunque.
Nicola Laurenza
메타데이터
- post_id
- ff23c5265b89
- slug
- 25-episodi-essenziali-di-star-trek-the-next-generation-parte-3-ff23c5265b89
- url
- https://medium.com/m-e-l-a-n-g-e/25-episodi-essenziali-di-star-trek-the-next-generation-parte-3-ff23c5265b89
- canonical_url
- https://medium.com/m-e-l-a-n-g-e/25-episodi-essenziali-di-star-trek-the-next-generation-parte-3-ff23c5265b89
- author_url
- https://medium.com/@nicolalaurenza
- status
- ok
- fetched_at
- 2026-07-08 00:36:00