L’amore è una sigaretta.
L’attrazione amorosa verso le persone, le cose, le sensazioni ad una prima analisi è totalmente priva di logica. Ci piace frequentare…
L’amore è una sigaretta.
L’attrazione amorosa verso le persone, le cose, le sensazioni ad una prima analisi è totalmente priva di logica. Ci piace frequentare persone, o fare cose che agli occhi degli altri non hanno il benché minimo fondamento razionale, anzi talvolta appaiono pure lesive per noi stessi.
E il bello è che lo sappiamo pure.
Eppure non riusciamo a farne a meno, è una sudditanza psicologica come quella per le droghe, il fumo ad esempio, che mi danneggia e mi danneggerà irreparabilmente. E’ dimostrato che la dipendenza fisica da nicotina dura solo per i primi 4–5 giorni, allora perché non riesco a smettere?
Certo, il cervello ricerca quella scarica di dopamina, neurotrasmettitore collegato ai sentimenti di motivazione e piacere, ma non sarà forse che le mie esperienze, l’abitudine, il collegamento ad un momento di piacere mi impongono in maniera subdola e perpetuata di ricercare quel piacere?
Intendo che forse la mia dipendenza e la mia attrazione derivano da qualcosa di inconscio e più profondamente radicatosi nel tempo, da una serie di fattori psicologici che collegano quella sensazione a qualcosa che sovrasta la consapevolezza e che mi spinge in determinati momenti a ricercare quella dose di dopamina.
Accade lo stesso con i social network, dove alcune persone meno di altre sentono la necessità di attingere a quella fonte di dopamina, al sollievo momentaneo del like per colmare una lacuna lasciata da qualcos’altro nelle nostre vite.
E’ quindi una scelta inconsapevole fumare? E amare?
Inconsciamente intrappolati in un’abitudine o in una propensione dettata da fattori che sfuggono al nostro controllo. Siamo attratti anche dai colori non in maniera randomica, bensì dal perpetuarsi di esperienze che posizionano il colore come gradevole o meno. Gli stessi sapori potrebbero essere percepiti in maniera differente in base alle sensazioni associate inconsciamente ad un esperienza pregressa.
Quanto quindi siamo in grado realmente di controllarci? E quanto siamo disposti a non farlo per il gusto di appagare un bisogno indotto? In definitiva quanto profondamente ci conosciamo e riusciamo a prevedere quel che ci accadrà?
Ha senso domandarselo o è forse preferibile evitare di approfondire. abbandonandosi all’appagamento del momento presente?
Forse è questo il senso, vivere pienamente le sensazioni quotidiane, senza troppe pretese sulla comprensione del senso, nonostante in ultima analisi tutto abbia una ragione che lo giustifichi.
E tu cosa ne pensi? Sei un overthinker o un lessthinker?
메타데이터
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