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Musoduro

Di rado una scelta editoriale italiana è stata in grado di irritarmi quanto quella operata da Salani per “Abbaiare stanca” di Pennac…

Giulio Rubinelli in 129 parole · 2026-02-18 20:56 · 0 claps · 1.5 min read
#daniel-pennac #cabot-caboche #books #edit
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Musoduro

Di rado una scelta editoriale italiana è stata in grado di irritarmi quanto quella operata da Salani per “Abbaiare stanca” di Pennac. Titolo e copertina infatti non rendono minimamente giustizia a un libro davvero formidabile. Un romanzo di formazione per ragazzi, certo, ma lontanissimo da questa estetica giocosa e infantile, da questo titolo del tutto avulso dal contenuto della narrazione. Il titolo originale, “Cabot-Caboche”, è un gioco di parole tra cabot — cagnaccio o, in gergo, randagio — e caboche: testardo. Riassume in maniera vivace la personalità del protagonista, Il Cane, e della sua storia tra padroni superficiali e i drammi della vita di strada, tra amicizie, tragedie e avventure parigine. Un romanzo emozionante e struggente che mostra tutta l’umanità e l’incredulità del protagonista di fronte alle difficoltà di un’esistenza in bilico tra soggezione e la più sconfinata libertà. Per ragazzi, d’accordo, ma tutt’altro che leggero.

Ho dunque provato a ragionare in ottica di maggiore fedeltà allo spirito del titolo originale, per raggiungere una soluzione più aderente alla narrazione, non perdendo tuttavia di vista l’età delle giovani lettrici e dei giovani lettori. Con l’aiuto di Pierangelo Bertoli (e per la contemporaneità del titolo musicale, 1979, con il titolo editoriale 1982) avrei optato per un Musoduro che, appunto, coniuga l’aspetto dispregiativo del vagabondo, con la sua attitudine cocciuta. Per quanto riguarda l’estetica invece, mi allontanerei dalla prima infanzia per addentrarmi in un linguaggio visivo più maturo e coerente con i gusti disincantati delle nuove generazioni, avvicinandomi più a uno stile ispirato all’universo Marvel di un paio di decenni fa.

Mi sono incaponito, lo so, ma seppure a mio figlio, che di anni ne ha tre (un giorno capirà), la copertina piacesse molto, l’ingiustizia editoriale mi risultava intollerabile. Fermo restando che penso che Pennac apprezzi di più la copertina di Salani. Quindi buonanotte ai suonatori. Valeva l’esercizio.

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